mercoledì 24 marzo 2010

Fosse Ardeatine,
quelle vere e quelle condivise

Questo post è vecchio di tre anni, ma forse è ancora attuale.

Il 24 marzo del 1944 si è consumato un eccidio tra i più dolorosi della storia di Roma, forse quello che in molti considerano l'unico veramente indelebile. Il perché di questa impossibile cancellazione va riferita a quanto è accaduto dopo il massacro - a pistole ancora fumanti - fino ad oggi.
Come ho più volte sottolineato, qui in Italia non esiste una Memoria condivisa; in più non abbiamo una destra veramente antifascista, come lo sono state quella di De Gaulle o quella di Churchill (anche se sull'antifascismo traballante di quest'ultimo, Ian Kershaw ha scritto pagine molto interessanti). Né tantomeno abbiamo una classe politica (a destra come a sinistra) che sappia veramente conservare il significato profondo (anche morale ed etico) di certi eventi. E di rispettarli con reverenza e umiltà. L'ex Presidente Ciampi compreso (e mi sembra che anche Napolitano lo sappia imitare alla grande).
Ho letto e studiato moltissimo materiale a riguardo, ho anche intervistato testimoni ed esperti, nonché parenti degli uccisi e personaggi del periodo storico. Un'idea uno se la può fare tranquillamente, senza fette di prosciutto davanti agli occhi, ed è un'idea ben lontana da certi presupposti ideologici. Permettetemi un paio di paragrafi personali e poi passeremo alla brevissima storia di Tom Carini.
Quale che fosse il motivo scatenante dell'attentato di via Rasella (la presunta causa del massacro delle Fosse), era un attentato di eroi partigiani contro soldati regolarmente armati. Che poi fosse inutile, è una pretesa che fa sorridere amaramente: dov'è che c'è una qualche utilità negli episodi singoli di una guerra o nella guerra stessa?
Fatto sta che non è vero che i nazisti chiesero per giorni il nome dei responsabili, per scongiurare la decimazione di civili. Esistono, invece, prove opposte, che dimostrano come i nazisti avessero idee ben chiare sul come attuare una rappresaglia. Kappler e i suoi accoliti italici fecero leva sulle truppe per simbolizzare sui 335 disgraziati lo sconforto per l'imminente disfatta (tra tre mesi verrà liberata Roma). Il tutto, accuratamente di nascosto!
Veniamo a Tom Carini, moderato di chiara ispirazione mazziniana. Tom sposò un'ebrea per risparmiarle le ignominie delle leggi razziali, italiane e firmate da un re italiano. Tom entrò nella Resistenza pressoché subito e aiutò non poco chiunque avesse bisogno di aiuto o di materiale di propaganda, a Roma!, nel cuore del nemico. Tom fu catturato dai repubblichini italiani e picchiato a sangue. Tom subì le atroci torture della Banda Koch, in quel di via Tasso... i torturatori - ribadisco - erano italiani (qualcuno lo dica a Pansa). Tom finì in galera, gonfio di lividi e di ferite gravissime.
Quando Kappler aggiunse altri nomi alla lista dei disgraziati delle Fosse, fece anche il nome di Tom. Due infermieri italiani lo stavano portando giù per le scale per caricarlo sul camion, ma il medico consigliò loro di andare molto lenti, ma molto lenti. Del resto Tom era veramente conciato male.
Quando gli infermieri arrivarono sullo spiazzo del carcere, i militi si erano ormai allontanati. Tom Carini doveva essere la 336esima vittima delle Fosse Ardeatine. Io ho avuto il privilegio di conoscerlo, e vi posso assicurare che in quei suoi bellissimi occhi si leggeva ancora il tormento per quei giorni di terribili torture e angherie, nonostante fosse uomo di straordinaria dignità e coerenza. Tom Carini è morto nel 1993, stroncato da un terribile tumore, l'unico male - il più subdolo - che poteva scalfire un uomo simile.
Naturalmente nessuno si è mai sognato di conferirgli una qualche medaglia al valore...



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2 commenti:

cep ha detto...

sono finito su questo blog per caso e, dopo averlo inserito tra i miei siti preferiti, ti faccio i complimenti...

AL ha detto...

Uh, grazie: di questi tempi ricevere un complimenti mi tira anche un po' su.
Se mi dài il tuo link, ricambierò volentieri il favore.
Salutoni,
Alessandro