lunedì 17 settembre 2007

le chiacchiere del Papa
sull'acqua da preservare

Pubblicato originariamente il 25 gennaio 2006, questo post sottolineava un fatto oggettivo, assolutamente increscioso quanto inspiegabile. C'è chi crede che io confonda il credere in Dio con certe brutte cose terrene (come questa qua sotto); son due cose differenti. In realtà, come dovrei saperlo io, dovrebbero saperlo anche certi buontemponi del Vaticano.
E quando Ratzy parla dell'acqua da preservare, farebbe meglio a dare un'occhiata meno ipocrita a casa sua, dentro le mura della Città Invadente del Vaticanto. Mi chiedo: i fedeli che leggono questi documenti, come fanno a starsene con le mani in mano? Con che faccia?

Per evitare che questo blog venisse etichettato come un palco evangelico, aspettavo con ansia l’occasione di poter emendare eventuali mancanze nei confronti del mio anticlericalismo. Ebbene: ci ha pensato mio cugino che mi ha forwardato questo circostanziato testo di un suo caro amico. Magari sarà pieno di (legittima) rabbia ma, conoscendo la fonte, vi invito a leggerlo perché preciso e documentato.

Non bastava l'8 per mille e il suo perverso meccanismo di moltiplicazione dei soldi, non bastava l'esonero dell'Ici, esteso anche alle strutture commerciali della Chiesa, non bastava l'assunzione in ruolo di migliaia di insegnanti di religione nelle scuole pubbliche e dei cosiddetti assistenti religiosi negli ospedali pubblici, non bastava il massiccio finanziamento alle scuole private, i privilegi concessi agli oratori e addirittura il 7% degli introiti delle opere di urbanizzazione secondaria che i comuni sono tenuti a versare alle diocesi… non bastava.

Dall'ultimo numero di MicroMega, apprendo con sconcerto e vana indignazione anche l'esistenza di queste quisquilie: in base ai Patti Lateranensi, il Vaticano non ha mai pagato una lira per il consumo dell'acqua; consumo, si badi bene, che ammonta a ben 5 milioni di metri cubi annui, la maggior parte utilizzati per irrigare i megagalattici giardini vaticani.

Ma non basta: fino agli anni ’70, le acque di scarico, sacre sicuramente (ma inquinanti altrettanto sicuramente), confluivano direttamente nel Tevere. Poi furono costruiti i depuratori… ma il comune di Roma non ha mai ricevuto il pagamento del costo del servizio che, nel 1999 aveva raggiunto la bella cifretta di 44 miliardi di lire.

Quando l'azienda municipalizzata Acea è stata quotata in Borsa, gli azionisti hanno giustamente richiesto il pagamento degli arretrati vaticani. Ma a quel punto il Ministro dell'Economia dell'epoca è provvidenzialmente intervenuto, accollandosi l'onere del pagamento ed ottenendo in cambio l'assicurazione che il servizio di smaltimento acque sarebbe stato per il futuro regolarmente pagato (costo attuale 2 milioni di euro l'anno).

E allora, a questo punto, avranno finalmente pagato i nostri eroi porporati? Macché, altro colpo di bacchetta magica legislativa. Un emendamento alla legge finanziaria 2004, proposto dal senatore di Forza Italia Mario Ferrara, fa decadere anche questi oneri. L'emendamento, comma 13 dell'art. 3, prevede lo stanziamento di 25 milioni di euro per il 2004 (e di 4 milioni di euro per il 2005) per dotare il Vaticano di un sistema di depurazione proprio. E poi c'è chi non crede ai miracoli…

Altra quisquilia. 50milioni di euro sono stati stornati dal fondo speciale per il disinquinamento delle acque di Venezia e versati direttamente nelle casse della Curia Patriarcale. La santa decisione è stata presa nel febbraio 2004 dal presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan (Forza Italia). Già l'anno prima la proposta era stata approvata all'unanimità nella riunione per la salvaguardia di Venezia, tenutasi a palazzo Chigi e presieduta dal presidente del Consiglio.

Altra quisquilia ancora. Nella finanziaria 2005, al comma 206, è previsto un finanziamento di un milione di euro "allo scopo di promuovere il potenziamento della strumentazione tecnologica e l'aggiornamento della tecnologia impiegata nel settore della radiofonia". Per quanto riguarda i soggetti che possono beneficiarne, si rimanda al comma 190 della finanziaria precedente. E, guarda guarda, si scopre che le uniche due emittenti a possedere i requisiti per godere del cospicuo regalino sono Radio Padania Libera e Radio Maria, il cui progetto editoriale è "diffondere il messaggio evangelico in comunione con la dottrina e le indicazioni pastorali della Chiesa Cattolica e nella fedeltà al Santo Padre, usando tutte le potenzialità del mezzo radiofonico...".

Io mi chiedo: se le varie signore e i vari signori Rossi, Bianchi e Neri, che tirano la cinghia per arrivare a fine mese, che pagano l'affitto o l'Ici più il mutuo, che pagano fino all'ultimo euro bollette di acqua gas luce… dicevo, se fossero capillarmente e dettagliatamente informati di tutte queste quisquilie, continuerebbero ad appoggiare i politici che, con accondiscendenza (bipartisan), caparbiamente convogliano fiumi di soldi pubblici nelle voraci tasche vaticane?

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2 commenti:

Marco Mattiolo ha detto...

Ciao, minimAL! Approfitto della tua conoscenza enciclopedica sull'argomento per chiarirmi un dubbio: ancora lo scorso governo esonerò gli edifici di proprietà ecclesiastica (indipendentemente dall'utilizzo) dal pagamento dell'ICI. So che questa norma non è stata abrogata e quindi mi domando come possa essere finanziariamente sostenibile l'esenzione totale del 22% degli immobili italiani dal pagamento dell'ICI. Spero che l'esenzione non sia effettivamente totale... Illuminaci!

AL ha detto...

Non ho una cultura enciclopedica, anzi.
Metto online solo quelle informazioni che ho verificato.
In quanto all'esenzione Ici, ti consiglio di leggerti il saggio di Odifreddi sul "Perché non possiamo essere cristiani"... c'è un passaggio sulle tasse vaticanensi che fa impressione.