giovedì 29 marzo 2007

il lungo addio

Per una serie di circostanze, prima di tornare in Italia abbiamo dovuto passare un'altra giornata a New York. È stata la più sofferta. Doppiamente sofferta: la nostra vacanza, la nostra lunga luna di miele, il nostro esplorare il Nuovo Mondo... tutto questo stava finendo. In più ci stavamo congedando proprio dalla città che ci aveva dato così tante cose che nessun post saprebbe restituire, per quanto lungo ed esauriente.
New York. L'ombelico del futuro.
Mia moglie ed io abbia rintracciato i nostri passi, ripercorso quelle fraterne strade, alla ricerca dei nostri giorni migliori. E la città, clemente e solidale, ci ha regalato una splendida giornata colma di suoni e di colori.
Era doloroso sapere che tra poche ore saremmo volati via, ma lo era ancor più l'attendere quell'inevitabile sentenza.
In aereo, poi, abbiamo subito cinque ore di toste turbolenze che neanche Satana avrebbe immaginato. Io non conosco la paura del volo, la mia signora un po'. Mentre mi godevo per l'ennesima volta la visione di Casablanca, lei provava a riposare... mozzarellandomi il braccio.
Tanto erano di acciaio le folate di vento che il capitano ha preferito togliere l'audio a film e radio per eventuali comunicazioni urgenti. Poco male: ho rivissuto Bogart e Bergman seguendo il languore della mia memoria. Ogni singolo dialogo, ogni singolo momento, sono sempre ben impressi nella mia capocciona. Tanto che ho iniziato a raccontarlo ad alta voce alla mia signora, per distrarla e per restare ancor più nel mondo dell'immaginazione.
Il ritorno a Milano (e poi a Roma) è stato una mazzata: la realtà cinica ci ha detto chiaramente che era tutto finito.
21 giorni di vacanza spazzati via all'istante dall'orribile visione di Malpensa e Fiumicino.
E il commovente sigillo finale l'ha messo proprio la mia signora. Per mesi era stata la protagonista di tutto: il mio chiederle di sposarla, i preparativi, la cerimonia al Comune, la luna di miele. Appena arrivati a casa, ha detto: "e adesso che facciamo?".


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