martedì 4 settembre 2007

Creta

Non amo il mare, non amo la Grecia e non amo le isole... e quindi sono andato a Creta.
Fortuna vuole che almeno non abbia trascorso quei giorni nel sud dell'isola, notoriamente infestata dai migliori rappresentanti della razza cafona. A Falassarna, infatti, regnano i tedeschi e i francesi, privilegiati spettatori delle migliori spiagge dell'intera isola. Spiagge roseate da ormai consunte barriere coralline, erose da millenni di mareggiate tenui ma decise... che poi tanto tenui non furono, visto che la civiltà minoica fu spazzata da uno tsunami figlio dell'eruzione di Santorini.
Sole e divertimento tanto. Compresi due magnifici nipotini e una compagnia di dignitosi giornalisti, ben lontani dai canonici mascalzoni che leggiamo ogni giorno. Certo è che se stai lì, devi andare a vedere quanto costruì Dedalo in tempi non sospetti.
Per andare da Falassarna a Cnosso bisogna ripassare dal via, percorrendo 150 km in linea d'aria che si trasformano in un inferno di finta autostrada che non puoi certo percorrere sotto le tre ore; circondato peraltro da assassini armati di volante, da un asfalto peggiore di quello veltroniano (il che è tutto dire) e da un rispetto del codice della strada da quarto mondo.
Indicazioni per le rovine di Minosse non ci sono, escludendo ovviamente un bisunto fogliettino formato biglietto da visita, seminascosto da sciatto fogliame sporco di incuria.
Però Cnosso ne vale la pena. Si respira aria di possenza.
C'è un nonsoché di eterno tra quelle mura, sotto un caldo cocente e un continuo vociare di gruppi armati di guida e macchinetta; c'è un nonsoché di austero, istigato dal piccolo Simone che mi indica foto da scattare perché le mie sono belle e gli faranno fare bella figura a scuola; c'è un qualcosa che richiama le mie radici, mentre mi volgo indietro cercando il mio io di 30 anni fa, quando leggevo le Civiltà sepolte di Ceram o i poemi di Byron; c'è un delicato suono che persiste tra quei rovi e quelle mura, ispirato come sono a rendermi conto che ancora una volta sono nella Storia, che nessuno potrà mai cancellare, nessuno potrà mai improvvisare.
Ero partito col muso storto, perché non amo il mare, non amo la Grecia e non amo le isole. Ma son tornato compiaciuto, con il rocchetto di Arianna tra le mani.


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