martedì 23 ottobre 2007

parlar male,
per sentirsi a norma

In tutte le aziende del mondo democratico esiste una banalissima regola che non dovrebbe stupire nessuno, se non Caruso e qualche limitrofo accolito: non se ne deve mai parlare male al di fuori delle mura aziendali. Esistono luoghi e sedi opportune per rivendicazioni e conquiste di qualsivoglia tipo, tutte legittime... nei limiti dell'intelligenza umana.
È una possibilità che potrebbero seguire tutte le persone, ma che purtroppo sono alla portata solo di chi ha i dindarelli; gli altri si devono affidare ai sindacati o alle regole imposte dal governo di turno (che poi uno magari ha ciecamente votato).
Insomma: si può lottare contro le ingiustizie di un'azienda. Si deve farlo.
Accade però che qualcuno lo fa in maniera incoerente: in questi giorni un serio e noto collaboratore della Rai ha pubblicato un libro che sputtana pesantemente l'azienda. Qual è il problema? Be' il tipo nella Rai ci lavora, e non ha minimamente intenzione di rinunciare al contratto che lo lega ad essa. Perché l'azienda non gli scrive una bella letterina di monito? Perché il tipo non si dimette?
La cosa più divertente è che se l'azienda gli desse uno scappellotto, tutti quanti voi bloggatori urlereste all'attentato contro la libertà di pensiero e di parola. Non vi verrebbe mai il minimo dubbio che le lotte vanno sempre improntate sulla base di una coerenza cristallina?
Non ti sta bene una cosa? Fatti un mazzo così, ma per prima cosa alza il culo da quella poltrona che tanto biasimi!
Del resto, quando l'ex Lotta Continua Gad Lerner diede le dimissioni dalla Rai, cosa fece? Parlò malissimo di un politico che forse voleva raccomandare una perfetta sconosciuta. La cosa divertente è che la tipa ebbe serissimi problemi a ritrovare un lavoro, mentre Lerner aveva già pronta la poltrona di vicedirettore della Stampa. Ora, sappiamo tutti che alcuni sofriani tirano la pietra e nascondono la mano, ma in realtà la lezione è un'altra: troppo facile fare i fichetti quando si hanno le spalle coperte.
Il nostro abile accusatore dovrebbe fare come tutti i comuni mortali: dare le dimissioni dal suo posto, oppure subire una giusta ammenda dall'azienda che ha pesantemente attaccato col suo libro.
Anche come forma di rispetto per i precari che vi lavorano e per tutte quelle persone che non hanno voce nelle migliaia di aziende che prevaricano i perfetti sconosciuti.
La coerenza è una signora che va rispettata. Sempre.

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1 commento:

Anonimo ha detto...

come diceva il grande Ricucci: siete boni tutti a fa i froci cor culo dell'altri...
esprit de finesse
derka