giovedì 8 novembre 2007

i termini stanza:
complotto

In questi giorni potete trovare in libreria un cicciotto volume intitolato Complotti e cospirazioni, edito da Vallardi e sicuramente rivisto per l’edizione italiana (i riferimenti a certi cattivi maestri nostrani sono troppo studiati). Se ne scoprono di cotte e di crude, anche in ambiti insospettabili e impensabili.

La cosa interessante è che sicuramente gli autori hanno un approccio misunderstanding: è implicita cioè una certa soffusa ironia, così come un voler mostrare solo le cronache e gli scetticismi, senza cioè aggiungere interpretazioni proprie magari con quella pesantezza italica che vede in ogni cosa un risvolto oscuro e malizioso. Chissà perché, insomma, le culture cattoliche vedono oscurità ovunque; dovrebbe farvi riflettere, cari cattolici, e tanto.

Fatto sta che alla fine nessun complotto verrà mai svelato, giustamente per carità; ne vengono solo elencati ipotesi e riferimenti bibliocinematografici. Così uno ha la possibilità di poter fantasticare immaginando altri complotti originali, oppure può attenersi scrupolosamente a quanto ci hanno ormai restituito studi seri e cronache dettagliate.

Questo libro non è una stanza di comodo; lo sono, però, tutte quelle affermazioni che relegano al complottismo qualsiasi cosa meriti invece onestà ed approfondimenti seri. Insomma: qui da noi si parla di complotti quando vogliamo sminuire le ipotesi altrui o - viceversa - quando vogliamo delegittimare una verità ormai consacrata.

Io personalmente tendo a quello che altri chiamerebbero complottismo ma nella misura opposta: non mi bastano mai le versioni di comodo, quelle ufficiali. E spesso (per non dire sempre) mi son trovato in disaccordo sia con i sostenitori del complotto che con chi lo contestava. Per dirne una: a me non bastano le versioni di comodo sull’11 Settembre, ma non ci vedo solo e per forza quello che ci vogliono vedere i complottisti. Di converso esiste un blog - per restare nel tema - che ne smonta tutte le ipotesi complottistiche, in maniera ridicola però, prestando il fianco ad altrettante mistificazioni. Troppo facile anche questo.

Forse a noi italici manca lo spirito del dubbio. Forse stiamo ancora molto lontani dal metodo sperimentale di Galilei o dall’approccio sistemico di Bruno. Sicuramente però quando proponiamo in pubblico la nostra lettura dei fatti, dobbiamo sempre prepararci a chi ci darà del complottista e chi avallerà le nostre idiozie.

Certo, la via del silenzio sarebbe la più saggia… anche perché che razza di documentazione così eccezionale pensiamo di avere sulla morte di Moro o su quella di Kennedy, se non testi e ipotesi proposte da altri che non conosciamo? Potessimo indagare anche noi, pure pure, ma così è solo un gioco speculativo. Cerchiamo di sorriderci sopra, che è meglio.

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