venerdì 11 gennaio 2008

prostituteRai?

Diciamolo chiaramente: chi non lavora in Rai spesso ci insulta perché gli rode il piripicchio.

Diciamolo ancor più chiaramente: chi non lavora in Rai forse venderebbe il suddetto piripicchio per entrarci.

Diciamolo ancor più dell’ancor più chiaramente: chi non lavora in Rai forse crede che tutti quelli che lavorano in Rai abbiano dato il piripicchio per entrarci… che poi è il verbo meno indicato per questo gioco di similitudini.

Allora: la Rai è come ogni altro posto di lavoro, né più né meno; con la differenza che se io dico Rai, la gente pensa di sapere cosa faccio, mentre se dico Ditta Piripicchio mi chiederebbe cosa penso di farci in una ditta così scema.

Con 15 anni di esperienza, con una carriera altalenante (forse perché non ho dato il piripicchio… hi hi hi), con una laurea che fa al caso della Rai, con esperienze private che certificano di fatto le mie qualità (Treccani, Rizzoli in outsourching e varie collaborazioni statunitensi), indeterminato da solo un paio d’anni scarsi grazie alla causa di lavoro vinta in prima istanza, io sono ancora di quarto livello e prendo un netto che va dai 1090 ai 1100 euro mensili. La tredicesima e il premio di produzione insieme fanno un altro stipendio e mezzo. Godo di 20 giorni di ferie, più altri permessi che non sto a dirvi… sempre meglio che andare in miniera, sicuramente, e chiedo scusa pure ai metalmeccanici e ai ragazzi della Thyssen.

Ora, se fossi veramente una prostituta, tanto vale dare il piripicchio sul serio e non se ne parla più, e magari tiro più danari con meno sforzo (anche sforzo non è termine adatto).

Se fossi comunista, potrei permettermi di criticare liberamente la Rai, perché sarei protetto dalle caste; oppure potrei permettermi di lamentarmi che la Rai non mi fa lavorare… dagli schermi della Rai stessa.

Invece, non sono né una prostituta né comunista, per cui aspetto con ansia gli esiti dell’appello della mia causa; io, come tanti altri misconosciuti. Con tempi biblici che non sto a dirvi.

Se vincerò, vorrà dire che avrò avuto ragione; se perderò, vorrà dire che la mia ragione non era poi tanto tale.

Punto e basta.

Il resto è silenzio.


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