lunedì 12 maggio 2008

figli di un dio nero

lager,nutrimenti,kersevanMi fa sempre sorridere Fini, di un sorriso amaro e rancoroso, nonché avvilito, perché con quattro-parole-quattro crede sempre di aver messo a posto i suoi conti con la Storia.
Certo, avessimo avuto una Sinistra con la coscienza inappuntabile, un Violante meno facilone (con le sue frasette concilianti con i criminali repubblichini) e un Ciampi meno distratto (con il suo inventare una Memoria Condivisa del tutto inesistente), forse la nostra sarebbe una coscienza antifascista ancora potente e pesantemente esigente con i ragazzi di Alleanza nazionale. Ma questo non è un paese maturo e consapevole, e i suoi rappresentanti istituzionali fanno di tutto per scordare sapendo di scordare.
Del resto, non esisterebbe alcun "dio minore" disposto a benedire i trascorsi fascisti. E se esistesse, sarebbe promanato dal peggiore degli inferni.
Sto leggendo un libro terribile e in un certo senso anche temibile: racconta una scelta ponderata e praticata che è stata letteralmente rimossa dalla Storia Italica più recente, e che paradossalmente giustifica l’augurio inverosimile di Dell’Utri, di riscrivere cioè tutti i testi di Storia propinati ai nostri svogliatissimi e sciatti giovani. Curioso che un uomo attento come Pansa non si sia mai sprecato nel raccontarne gli estremi, magari con la stessa casa editrice notoriamente controllata da Berlusconi.
È un testo che illustra la politica razzista dei gerarchi fascisti di voler scientemente e volutamente ghettizzare ed eliminare in ogni modo possibile i popoli slavi contigui al Nordest italiano. Ma la cosa più terribile è che a questa strategia violenta e omicida contribuirono anche gli alpini della Julia (con gesta degne del peggiore My Lai) e… i badogliani (con remissioni e ritardi che farebbero impallidire i Tremaglia o i Rauti o gli Almirante di quei tempi). E già, Perché questi crimini contro l’umanità furono perpetuati anche dopo l’8 settembre! “Italiani brava gente” un par di scatole!
Signori, stiamo parlando di lager, di campi di concetramento, anche in terra italiana (sud ed isole comprese).
E fa impressione capire come mai si punti tutto sulle foibe anziché sulla loro causa militare (perché questo sono le foibe: rappresaglia militare). Perché per i fascisti significherebbe ammettere che anche noi abbiamo edificato campi di concentramento, con strategie e metodiche ben che pianificate. Per gli antifascisti significava ammettere di aver prima chiuso un occhio sulle rimostranze degli amici comunisti jugoslavi, e poi ammettere di non voler far ricordare a tutti che anche gli italiani son stati criminali e assassini tanto quanto la feccia nazista.
Fini s’inventa da sempre una sorta riconciliazione alla sudafricana, dimostrando di non sapere che lì per chiudere la faccenda le bestie hanno ammesso di essere bestie, e alle vittime è rimasta almeno la poco consolatoria possibilità di insultare le bestie e ghettizzarle dentro la ignominie compiute.
Qui, invece, per riconciliazione intendiamo coprire il letame con furbate dialettiche e convenienti.
Come ho detto, la mappa dei lager ricopre tutta italia, anche Ponza, Lipari, Frosinone, e altri località che non ho il coraggio di segnare.
Lager in cui passarono tra i 100.000 e i 150.000 slavi (soprattutto donne - regolarmente stuprate, e poi vecchi e bambini), e in cui ne morirono per stenti e fucilazioni sommarie a migliaia!
Ma come non dimenticare i villaggi bruciati, i prigionieri infoibati anche dai nostri alleati, gli ustascia di Ante Pavelic (peraltro addestrati tra le rocce di Ponza ben prima della guerra proprio da Mussolini)? Col Vaticano silente che rileggeva a modo suo la documentazione disperatamente richiesta da una sparuta Croce Rossa Internazionale.
Il libro si chiama LAGER ITALIANI, ed è curato da Alessandra Kersevan per i tipi della Nutrimenti. La documentazione è stata faticosamente appresa sia dagli archivi slavi che da quelli italici; e tra un ufficio e l’altro dei nostri armadi, in quel dello Stato Maggiore dell’Esercito, troneggia ancora la foto del Generale Roatta, uno dei principali e zelanti artefici di questa vergogna.
Vergogna italiana, fatta da italiani, e che nessuno vuole ricordare.
Far finta di niente, voltare il proprio viso altrove, inventarsi scuse e affermazioni di parte, significa solo esserne complici a ritroso.



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