mercoledì 7 maggio 2008

gay pride... con Alemanno

Il punto di partenza è semplice: Alemanno ha vinto, inesorabilmente vinto. Il che non significa che abbiano vinto i fascisti. Altrimenti non si spiega perché la somma degli elettori che avrebbero potuto votare Rutelli al secondo turno, non sia stata così congrua come previsto. Ergo: molti elettori di sinistra o sono andati al mare o hanno votato per Alemanno.
Di questo elemento, il tedesco barese dovrà sempre tenere conto; altrimenti tra cinque anni se ne ritornerà a casetta propria.
Detto ciò, ricordo anche che subito dopo la devastante vittoria, proprio lui ha sottolineato che sarà il sindaco di tutti. Ergo anche di quell'un per cento che votò Grillini. Ergo anche degli stracomunisti di Testaccio, Trastevere, Garbatella e San Lorenzo.
Un sindaco con un pedigree discutibile, non può permettersi di soddisfare solo una parte di una parte di una parte del suo elettorato. Sostanzialmente è questo il suo punto debole. Ed è su questo che gli amici omosessuali (ribadisco amici), devono costruire un confronto col neosindaco. Proprio adesso che lui si sta costruendo quel minimo di verginità dialettica, andando a visitare le vittime delle Fosse Ardeatine (la cui lista fu ampiamente compilata anche da italiani), omaggiando la Resistenza (contro il Fascimo, ecchediamine) e visitando la comunità ebraica (tormentata a suo tempo da italiani, altroché). Proprio adesso che non sa come sedersi a tavola, e ha il terrore (piucchelegittimo) di ricalcare la sciatteria di Veltroni e Rutelli.
È un segno nitido e preciso che sottolinea un fatto essenziale: se è vero che l'elettorato tutto se ne frega della Storia Italica, i nostri leader devono anche restituire un'immagine propria alla Storia del Futuro. Inciampare su certi nodi, significa macchiarsi indelebilmente, indipendentemente dal Pansa furbetto di turno.
Dunque: anziché cercare uno scontro, anziché muoversi cercando una sconfitta che nasconde un voluto vittimismo in stile Scalfarotto (per poi rivendicare un razzismo di ritorno, subìto e pervicacemente ricercato proprio per questo), la comunità gay romana deve trovare un equilibrio e una forma per promuovere un dialogo con Alemanno.
Attenzione, non un dialogo in salsa cattocomunista (io ho ragione e tu hai torto), né tantomento un'attitudine sbracosa in stile veltroniano (arretrando dalle proprie ineludibili posizioni), ma "aprendo un tavolo di trattative", come usa dire.
Stiamo andando verso il Gay Pride, e non possiamo permetterci di fallire un'occasione così ghiotta perpetuando lo sconfittismo ad ogni costo.
Forse bisognerà sacrificare qualcosa, ma anche Alemanno sarà costretto ad aprirsi verso la Comunità Gay. Altrimenti tutto quello che ha detto finora saranno solo chiacchiere.
L'unico vero ostacolo siamo noi eterosessuali: di sensibili alle prospettive gay siamo in pochi, isolati e impotenti.

Se tutti i Presidenti della Repubblica non hanno mai sentito l'afflato (e il dovere) di far sentire a casa propria anche i gay, un motivo ci sarà. L'Italia non è ancora matura, e i gay di oggi devono farsi faticosi alfieri dei propri diritti.
Un giorno, magari vicino, capiterà quello che ogni anno accadeva a New York, quando il rigido conservatore Rudolph Giuliani marciava divertito accanto ai carri giocosi del Gay Pride statunitense.


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1 commento:

Andrea ha detto...

Quoto in pieno il tuo intervento.
Sacrosanto, giusto ed equilibrato.
Da dove partiamo per farlo capire tanto ad Alemanno che alle varie associazioni GLBT che, ancor di più, agli elettori di destra e cattolici?