lunedì 19 maggio 2008

Il singhiozzo dell’uomo bianco

Ho appena terminato di leggere un libro che mi ha accompagnato in questi ultimi mesi: volutamente non l’ho mai letto di seguito, come in genere usa; e soprattutto non mi sono fermato in proiezione, ma allontanato rileggendone alcuni passaggi, più e più volte.
Odio passare troppo tempo senza avere dubbi, e credo che questo testo mi aiuterà a trovare una nuova dimensione mentale. Francamente non so ancora quale possa essere, e già questo languore del non aver mèta mi affascina e mi avvolge. So quindi di avere finalmente qualcosa di nuovo da pensare, ma non so ancora concretizzarlo.
S’intitola Il singhiozzo dell’uomo bianco: uscito qualche lustro fa (e or ora ristampato), è stato un faro terzo per chi non condivideva il piagnisteismo filoterzomondista dei salottieri di sinistra, ma che anche non amava l’imperialismo categorico di una certa destra postcoloniale dura a morire.
La sostanza del testo sta nello scovare le contraddizioni degli amanti del selvaggio buono, sta anche nell’evidenziare come la “formula europea” sia vincente non per la violenza con cui è stata imposta in numerose circostanze, ma semplicemente nella sua ontologia. Essa contiene principi superiori allo stesso europeo: principi e nodi validi per chiunque, attraverso cui l’idea nobile di democrazia può essere perlomeno sfiorata da chi volesse intenderne e svilupparne le molteplici caratteristiche in nuce.
Paradossalmente i filoterzomondisti (o filoterzomodaioli, direi io) non hanno fatto nient’altro che tentare di inoculare il pensiero che le risultanze della formula europea siano un male, e che il dietrismo del terzomondo sia l’unica formula per emendare questi presunti peccati.
Stare bene, vivere bene, godere delle proprie ricchezze è un male. Condannare questa formula, avvicinarsi all’islam maschilista, all’affrica tribale, al mahori disperso in vie dei canti mai esistite, è invece cosa buona e giusta. E a questo peccare contro, l’unica soluzione è rinunciare al mio obbiettivo o costituire una mortificante missione di cattolici furbetti, pronti più ad intascare benedizioni ai propri sensi di colpa che a promuovere una formula democratica che rimetta in assetto culture antiche, ammodernandole al futuro senza umiliarle - così come invece accade oggi.

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