domenica 8 giugno 2008

insieme ai miei amici gay

Marciare per esistere. Marciare per resistere.Partecipare a un Gay Pride senza essere gay, significa moltissimo.Significa capire quanto questo paesino pseudomoderno sia invece ed ancora
indietro di almeno cinquant'anni rispetto ai propri vicini di casa.Per esempio i francesi, che hanno avuto un sindaco parigino notoriamente
omosessuale. Per esempio i tedeschi che hanno ancora il sindaco di Berlino
dichiaratamente gay. Per esempio gli spagnoli che, nonostante siano
assimilabili a noi per la dequalificante arroganza vaticanense, accettano
tranquillamente matrimoni omosessuali. Per esempio tutto il Nord Europa in
cui nessuno viene a romperti i coglioni o ti giudica sulle tue scelte
sessuali e religiose (o atee). Per esempio New York, in cui il conservatore
Rudolph Giuliani marciava tranquillamente ad ogni Gay Pride, accanto a gay,
lesbiche, trasgender e chi più ne ha più ne metta.Ieri, a Roma, non erano presenti neanche Veltroni, neanche Rutelli, neanche
il più basso dei rappresentanti istituzionali (sì, c'era l'ombra di un
ministro ombra, che conta come il due di spade mentre gli altri giocano a
calcetto).Mentre, invece, la nostra Costituzione (quella che persino Napolitano
vorrebbe martellare) recita...
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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