venerdì 29 agosto 2008

la melma incombe

Il venerdì è sempre un giorno particolare, specie se sei rientrato da poco dalle ferie, specie se Roma continua a regalarci giornate di luce fantastica e di aria freschissima. È come se con il nemico ormai alle porte, la città abbia deciso di esalare l'ultimo formidabile respiro. E il nemico, si sa, sono i romani che torneranno tra domani e domenica.
Non riesco più a capacitarmi come sia possibile che la città più bella del mondo sia così fetida. Me lo chiedo continuamente, specie da quando in questi giorni ho deciso di percorrerla in bicicletta anche per andare a lavoro (12 km a/r, quasi tutti sugli argini del Tevere: poca cosa).
Io non sono un tifoso della romanità e dell'italianità ad ogni costo, anzi. E credo che un atteggiamento del genere sia controproducente, perché rende ridicoli, provinciali e superficiali.
Ho assaporato Parigi, Londra, Oslo e Bergen, Vienna, Lisbona, Bruxelles, Bruges, Gand, New York, Miami, Barcellona, Berlino, Valencia, Dublino, Budapest, Bratislava, persino Barbados, il Kenia, Capo Verde, Marsa Alam e le Maldive... insomma, ne ho viste di cose.
Ma in nessuno di questi posti, neanche nel più infimo, ho intravisto la totale mancanza di rispetto per la cosa pubblica che invece qui da noi è uno standard, accettato da tutti e avallato anche dal "che vuoi che sia" quando timidamente esprimi una minima richiesta di rispetto per un qualsivoglia principio.
La domanda più banale sarebbe "perché?", giusto?
In realtà, dovremmo chiederci "chi?".


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