martedì 9 settembre 2008

liquame appiccicato

Il vero problema è che agli italiani non gliene frega nulla del Fascismo, degli ebrei, della Resistenza... e neanche della pagnotta, come pensavate stessi per scrivere.
L'italiano pensa solo a se stesso.
Punto e basta.
E neanche in quella maniera più raffinatamente egoistica che uno possa immaginare. Ma a un se stesso relativo: l'italiano si affida al suo spirito di adattamento, accettando supinamente nuovi limiti e nuove difficoltà, anche se lo fanno arretrare in un angolo senza uscita alcuna. È un egoismo vittimoso, senza dignità, senza onore, senza coscienza, senza memoria, senza alcuna difesa.
Più viene colpito, e più l'italiano fugge.

Più quell'angolo si riduce, e più l'italiano si sente fiero, sbraitando il proprio territorio contro tutti e contro tutto.
Più viene insultato, e più l'italiano si convince che quell'insulto è esatto, tanto da farlo crogiolare nella propria autocommiserazione.
Siamo un popolo fradicio di mammismo a buon mercato, dove neanche conta saper usare il cazzo; l'importante è averlo e farselo onorare a parole, perché già con i fatti ci si ammoscia, psicologicamente prim'ancora che fisicamente.
Siamo il popolo del rimando attendista: del guardarsi indietro quando invece c'è un avanti da affrontare; del guardare avanti quando invece c'è un passato da rispettare; del guardarsi sotto quando invece c'è una responsabilità da onorare.
Siamo il popolo del forse quando bisogna dire , e del solo e quando gli altri lo dicono in un solo coro.
Siamo la gente che sa tutto, ma il 13 % degli italiani è analfabeta, il 60 % neanche legge un libro.
Siamo il popolo tollerante ma diamo del tu ai neri, possediamo le donne di servizio, tormentiamo il 30 % di chi commette reati perché extracomunitario, lacrimando davanti a uno tsunami tronfio di bianchi ma cambiando canale quando una carretta affoga centinaia di neri.

Puliamo la nostra casa, ma non sappiamo neanche rispettare la faccia delle pubbliche vestigia che tutt'il mondo c'invidia.
Siamo la gente che crede in Dio, ma che ruba e si fa derubare, perché tutti abbiamo uno scheletro di furto nell'armadio delle buone intenzioni.
Siamo un popolo che dovrebbe navigare, ma che va solo a sciarmelsceik, perché è l'unico luogo extraItalia che il gps del cellulare ci dà di default.
Siamo la gente sportiva, ma che tira fuori un coltello per 22 miseri che neanche giocano pìu a pallone, ma mirano direttamente alle gambe dell'avversario per farne a pezzi lo sponsor nemico.
E in tutte quelle competizioni in cui vale ancora le regola dell'onore e della sportività, non riusciamo a piazzare nulla... sì, forse c'è ancora la scherma, un'accozzaglia di urla isteriche e di scenette patetiche, manco fossimo all'oratorio. E dire che gli attori di teatro studiavano anche scherma per assorbirne grazia e delicatezza.

E siamo quelli che amano la musica, fermandoci all'"alba vincerò" perché ne ricordiamo le scenette dell'ultimo rauco Pavarotti. Ma poi la nostra è la musica per tener sveglio il prossimo, per segnalare la nostr'auto potente, per bombardarci di jovanottate all'alba della nostra inedia di ignoranti cronici per ogni cosa che è nuova, che prevede un minimo di impegno e di rischio.
Eppoi, siamo tutti raccomandati e tutti ricattabili.
Ma come facciamo a conquistare il mondo se ancora ci affidiamo a lombrosiane controfigure di finti intellettuali/dirigenti/politici da quattro soldi, ormai smergati da rughe e compassione, che c'impongono figli già vecchi e scaduti, incapaci di pilotare una barchetta figuriamoci l'Italia.
Ancora non siamo morti? Ancora non ci hanno spazzato via?
E voi vi meravigliate se La Russa esalti la melma repubblichina?
Ma per favore...

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