giovedì 4 settembre 2008

quaesivi et non inveni
ovvero: Eluana

Ogni tanto un titolo forte fa fare bella figura ("ho cercato senza trovare", tanto per toglierci il pensiero).
Dico, il caso di Eluana.
Avrò scritto decine di post a riguardo, e pure su Repubblica
ho fatto la mia porca presenza, epperò continuo a sentire dentro una rabbia fielosa contro chi si ostina a ritenere la mortificazione una parte essenziale del dover vivere ad ogni costo, anche quando è il corpo a implorare di staccare la spina.
Credo sia più appannaggio dell'ipocrisia cattolica che del mondo monoteistico più in generale questa ostinata adorazione per il dolore, quello proprio e quello altrui. Eppure né nel Vangelo né in testi meno caparbi ho mai trovato qualcosa che lontanamente costringesse la vita a sopravvivere a se stessa.
Se confortata da una società matura, la Scienza sa mettere in dubbio se stessa con coerente e continua capacità. Fa parte del suo essere. Ma ci sono confini oltre i quali non si potrà mai andare: e la morte celebrale è uno di questi.
Se c'è una cosa che colpisce quando osserviamo telefilm americani è quando un medico si ostina a massaggiare un morituro e il collega più saggio gli dice "lascialo andare".
Ma cosa diamine succede dentro un corpo letteralmente maciullato dal male? E cosa passa per la mente di chi ne subisce le continue quotidiane vili aggressioni? Non ne sappiamo proprio nulla.
E del resto i giudici di Milano, e i farisei cattolici (del Vaticano e non), entrano in contraddizione con loro stessi. Perché se è vero che dentro un corpo vegetale esiste un'anima, non merita di restare in sospeso tra la morte e il deliquio solo per soddisfare i capricci ignoranti, arroganti e incivili di chi difende il principio tanto per difendere il proprio egoistico protagonismo sciatto e volgare.
La Morte è una Signora senza coscienza e volontà, che però merita il massimo rispetto, ma né timore né orrore.
Anche la Signora Vita è senza coscienza e volontà, che però ci sfida continuamente e non ci lascia mai scampo. Ed è questa la cosa più affascinante, perché la Vita sceglie dove collocarci, ma non come comportarci dentro di noi e con il prossimo.
Banalmente mi vien da dire che la Morte è un attimo; la Vita è nel persempre.
Però, quando il nostro corpo ha deciso che il viaggio è finito, be', è meglio lasciarlo andare. È più onesto, è più umano.

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