martedì 21 ottobre 2008

il fine del mondo

E così mentre studenti e ricercatori lottano contro le conventicole (ma non lo dite a certi micioni), mentre Veltroni segue le orme di Facta, mentre il Vaticano sta zitto sulla Camorra, mentre Saviano si regge solo sulle nostre firme... il mondo ruota.
Ho letto e riletto un libro tristemente bello che analizza minuziosamente quello che stiamo facendo a questo pianeta: Il Mondo Senza Di Noi di Alan Weisman, edito (ahimé) dalla Einaudi. Il che è anche un paradosso: la Casa editrice in mano a Berlusconi pubblica un libro che lo smentisce scientificamente su tutte le cazzate che spara sull'ambiente. 
Qualcuno alla Wu Ming dirà che è simbolo di libertà all'interno dei sistemi berlusconidi (e Wu Ming 1 ha appena commentato); in realtà Berlusconi sa che in pochi leggiamo e in pochissimi siamo così attenti a certi problemi che veramente stanno sulla porta di casa. Ma al di qua: dentro casa, ormai.
Del resto è tipicamente romano tener linda e lucente casa propria e insozzare la città. Figuriamoci quanto possa interessare ai miei conterroni che il mondo è a rotoli e che ci son cose che abbiamo fatto che avranno conseguenze negative per millenni! Sì, avete letto bene: per millenni!.
È un libro documentatissimo, con una bilbiografia e un'accuratezza che si avvicinano alla tesi di dottorato di ricerca, con quella verve tipicamente anglosassone di dire cose pesanti con calviniana leggerezza.
Se volete veramente darvi un'idea del tutto, compratevi questo testo. Dopo averlo letto vi sentirete in colpa e impotenti, ma nello stesso tempo con una grinta e una volontà di cambiare che va curata e seguita.

1 commento:

Wu Ming 1 ha detto...

"Qualcuno alla Wu Ming dirà che è simbolo di libertà all'interno dei sistemi berlusconidi"

Non so chi siano questi qui "alla Wu Ming", ma di certo queste cose non le hai trovate scritte da noi :-)

La nostra posizione è riassunta qui (2004):
http://www.carmillaonline.com/archives/2004/09/000955.html

E questo è uno stralcio:

[...]Ciò che invece non comprendo è l'atteggiamento di chi cerca capri espiatori dalla stessa parte della barricata, bersagli su cui indirizzare l'ira del popolino, come ha cercato di fare qualcuno gettando la croce addosso ai lavoratori culturali anti-b*******ani (artisti, scrittori etc.) presuntamente "collaborazionisti".
Questi ultimi in realtà sono tra i più desiderosi che B******* se ne vada, con ogni mezzo necessario, proprio perché non vedono l'ora che finisca l'equivoco. Perché l'equivoco c'è, nessuno l'ha mai negato. Il punto è: ogni equivoco rivela una contraddizione, e le contraddizioni non vanno negate ma acuite, usate per produrre crisi e nuove contraddizioni. "Niente resta uguale a se stesso / la contraddizione muove tutto", cantavano gli Stormy Six. [...] Noi sappiamo benissimo una cosa: i nostri interessi NON coincidono con quelli di B********: dalla sua rovina noi abbiamo un mondo intero da guadagnare. L'Einaudi esiste da prima che costui nascesse, ed esisterà in qualche forma anche dopo il suo crollo. Se quest'ultimo cade, ma cade davvero, perde anche il suo impero multimediale e si toglie dai coglioni, mentre i libri continueranno a essere scritti e letti, e noi continueremo a raccontare storie. Non dovrebbe essere difficile trovare un compratore per il catalogo Einaudi, storico e prestigioso com'è.
Di certo noi non ce ne andremo prima che succeda tutto questo ("resistere un minuto più del padrone", diceva un vecchio slogan operaista), a meno di non essere cacciati [...]
Negli ultimi anni, le polemiche "boicottomaniache" hanno rischiato di fare il gioco degli yes men, dei leccaculo: chi chiede agli autori di sinistra di "andarsene da Mondadori" non capisce che così facendo il loro posto nella casa editrice e nell'immaginario collettivo (una posizione a dir poco strategica) sarebbe preso da autori e manager di destra (i quali non vedono l'ora), con piena libertà di spargere la loro merda incontrastati.