lunedì 27 ottobre 2008

un uomo di cui non avrei mai parlato

Andreotti.
Ecco, l'ho scritto: An-dre-ot-ti.
Dovrei tirar giù tutto la mia biografia per raccontarvi quante volte ho incrociato un personaggio di questa portata, e resterei comunque una briciola nella sua biografia. Così come buona parte di noi italiani. Lo dico non per vanità, ma perché adoro i personaggi complessi, e mi piace guardarli il più vicino possibile, scoprirne vizi, attitudini, cose più o meno private. Fa parte del mio lato femminile, di impiccione curioso ma non petulante.
Ebbene, ho comprato la biografia di Massimo Franco, e la sto divorando. Va detto che un giornalista che racconta la vita di un potente ancora vivente, puzza tanto di piaggeria agiografa. Però è anche vero che il tempo di Andreotti è finito, e sotto certi aspetti mi vien da dire "ahimé".
Cosa sia stato in realtà quest'uomo così potente, credo non lo sappia neanche egli stesso. Quello che mi colpisce però è l'ambiente che lo ha circondato.
Ho conosciuto bene i suoi elettori, e una delle costanti era "se è ladro/assassino/mafioso è comunque un fico perché non si fa beccare". Che poi è un adagio implicito nel film di Sorrentino.
Un'altra delle costanti era "in lui sopravvive l'Italia modesta e mediocre, e in lui mi riconosco" (cosa che con altri termini sottolinea anche il biografo).
Gli oppositori ne hanno sempre denunciato una straordinaria mediocrità, e una capacità di tenere sotto ricatto tutti quelli che provavano a tagliargli la strada.
Queste tre posizioni non confliggono tra loro, né tantomeno sono in contraddizione.
Sicuramente se l'uomo è così malvagio come l'hanno rappresentato in tanti, o se è l'uomo probo e onesto difeso dai fedelissimi, Andreotti rappresenta un modo di fare politica che allora irritava, ma che oggi manca terribilmente.
Questa gente, insomma, sapeva stare a tavola e sapeva fare politica.
Ma guarda tu se devo rimpiangere un politico che ho sempre combattuto nel mio piccolo...

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