lunedì 2 novembre 2009

nuovo commento su Stefano Cucchi

Nel ricevere il simpatico commento che segue, ho fatto un leggerissimo salto, e non tanto per la velata aria intimidatoria, ma perché mi aiuterà ad approfondire meglio la questione.
Intanto leggete:



Da: Anonimo []
Inviato: sabato 31 ottobre 2009 15.01
Oggetto: [minimAL] Nuovo commento su Stefano Cucchi.

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Stefano Cucchi":

I pestaggi avvengono a causa dei fascisti come te che popolano le forze dell'ordine e non dei cattocomunisti




Non ci voleva un genio per capire chi sia io e cosa cerco di dire con questo blog: bastava scrollare qualche centimetro la pagina web e studiarsi i post recenti. Al che uno potrebbe chiedermi "perchè dài peso a un cerebroleso di siffatta stupidità"? Perché ne è piena l'Italia, e perché l'italiano medio è televisivamente abituato ormai a prendere quello che gli fa più comodo, e a buttare tutto il resto. Io poliziotto, poi, farebbe ridere anche il più scemo dei miei detrattori.
Ma le questioni da affrontare brevemente sono due, quasi opposte.
Le prima: l'intero evento - e il commento pubblicato - dimostrano ancor più quanta distanza ci sia tra le "guardie" e la gente, di ogni strato sociale possibile. Distanza che negli anni ‛70 esplose fisicamente con il pestaggio mediatico - anche da chi terrorista non era - nei confronti del Commissario Calabresi, e con la morte di decine di innocenti da entrambe le parti. E già scrivere istintivamente "entrambe le parti" conferma e avvalora la mia ipotesi dell'esistenza di questa totale discrasia tra chi va protetto e chi protegge.
È una distanza che affrontai più volte in questo blog. Perché la nostra è una cultura profondamente provinciale, intrisa di una giustizia non giusta, ma basata su scelte e ordinanze ultrapersonali, dove la divisa è il male, dove l'ordine è sbagliato. Banalmente lo si sperimenta quando si parla dei nostri viaggi: "eh, ma quelli son tedeschi… eh, ma quelli sono americani". Ci si dimentica cioè che il vivere civile è soprattutto una tradizione, e un'esigenza, che da noi parte dall'alto dei salotti, mentre nel resto del pianeta occidentale parte dal basso. Del resto, in Inghilterra non si usa il termine "forze dell'ordine", negli Usa il motto è "proteggere e servire". Un motivo ci sarà.
Così come ci sarà un motivo se si pensa a come gli altri occidentali considerino i poliziotti, e come li cerchino, e come vogliano che facciano il loro dovere di cura e di rispetto. Se qui, invece, son nate le ronde, se qui un presidenticchio può dire "se verrò condannato è un sovvertimento della volontà popolare", se qui c'è il più alto tasso di macrofenomeni criminosi, è perché l'Italia è un paese in cui regnano egoismo e egocentrismo, e dove il bene pubblico è "come a me piace che siano le cose", senza che l'"altro" abbia chissà quale posizione nei nostri pensieri.
C'è anche un altro motivo se le nostre Forze dell'Ordine si scatenano violentemente contro gli innocenti o contro bambini innocui come il Cucchi, quando insomma a Genova e al Parco degli Acquedotti si ripete la solita tiritera. Esistono cioè troppi Marchesi del Grillo che fanno quello che cazzo gli pare, e allora queste "Forze" scaricano la frustrazione contro i più deboli.
Però perché confondere i poliziotti tra loro? Ne esistono tantissimi di onesti: perché loro per primi non isolano i disonesti? Perché chi sa di Genova o del Parco degli Acquedotti non parla? La Diaz ieri e Regina Coeli oggi hanno corridoi e occhi che possono raccontare la verità. E, invece, silenzio. Da parte di tutti.
A onor di cronaca va ricordato che persino il firmaveloce Ciampi espresse sdegno per Genova (immediatamente piegatosi però all'arroganza di Berlusconi). Qui, invece, Napolitano non dice nulla, non si "preoccupa", non "valuta". Se ne frega, per dirla brutalmente. Del resto se ne frega quando vengono aggrediti quotidianamente i gay, figuriamoci quando viene pestato a sangue un ragazzino.
Passiamo al secondo punto: il web. Ne è uscito rafforzato, veramente. E credibile. Della notizia si seppe ben prima che i mass media se ne occupassero. Il tam tam tecnologico ha funzionato come un treno, travolgendo chiunque provava a mettersi di traverso.
Anche qui dei sottili distinguo: la marea tecnologica si unisce per questi casi e non per il poliziotto ucciso a lavandinate a Catania. Il perfetto meccanismo, cioè, si è comportato comunque all'italiana, prendendo parte solo verso i cittadini e non verso coloro che li difendono.
In più una volta messi alle strette, i mass media hanno però parlato di "è polemica", che è un modo stronzo e deficiente per non raccontare i fatti. Se un ragazzo entra sano in carcere e ne esce cadavere, dove cazzo sta la "polemica"? Eppoi: perché Repubblica ha ridotto la vicenda alla sola responsabilità del frettoloso La Russa? Alla fine è solo una porcheria politica?
Credo di aver detto tutto. Ecco, cioè, da quale humus viene il commento anonimo che ho ricevuto. E il solo esserne spettatore mi disgusta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao Ale,

Ho letto purtroppo sempre velocemente la tua analisi del messaggino intimidatorio ricevuto.

Sai, più che lo sdegno per la semplicità cavernicola del mittente, mi stupisce e mi addolora constatare l’assenza di motivazioni e di analisi. Come tu hai brillantemente e minuziosamente espresso nel tuo commento, la modalità odierna di avere dialettica con l’altro, in politica come nello sport, insomma nel viver civile, sia ormai condita con “mali mortacci tua”, “chiccazzosei”, “seiunbastardodevimorì”.

Sono sicuro che se il mittente ti avesse presentato una idea argomentata e “documentata” tu saresti stato il primo ad accettare il suo punto di vista e, magari, ad accogliere anche una opinione diversa con il garbo e l’educazione che ti distingue. Il “viver civile”, appunto.

Poi, devo complimentarmi per lo stile dei tuoi interventi. Si parla non solo di quello che è successo oggi, ma di come si è arrivati ad oggi, collegando anche con il fatto di ieri l’altro per proporre al lettore che ciò che succede oggi non è spuntato di colpo come i funghi. Insomma, se il cervello pensasse in linea retta, direi da t1 a t0 !!!

Ciao caro

Andrea