martedì 1 dicembre 2009

c'è Celli che...

Siamo alla frutta. Ma neanche: all'ammazzacaffè, di quelli dozzinali che ti danno ai matrimoni della provincia più provinciale.
La lettera di Celli su Repubblica. Leggasi: presa per il culo all'ennesima potenza.
Vado a scomodare Wikipedia, perché il testo è palesemente redatto da qualcuno dei cellinati.
Pier Luigi Celli (Verucchio, 8 luglio 1942) è un imprenditore e dirigente d'azienda italiano.
Pier Luigi Celli, narratore e saggista, è direttore generale dell'università Luiss Guido Carli di Roma. È inoltre membro dei consigli di amministrazione di Lottomatica, Hera SpA e Messaggerie Libri.
Tra gli altri, ha ricoperto in passato gli incarichi di Direttore Risorse Umane dell'ENI dal 1985 al 1993, è stato fra i manager partecipi dello start-up di Omnitel e Wind, direttore generale della RAI dal 1998 al 2001, presidente di IPSE2000 dal 2001 al 2002, responsabile della Direzione Corporate Identity della Unicredit dal 2002 al 2005 e direttore Personale e Organizzazione in Enel dal 1996 al 1998. Pier Luigi Celli autore di moltissimi libri, racconti, storie, sbarca sul web, dimostrando la sua attenzione per questo nuovo strumento, con un atto teatrale inedito dal titolo Bona e Bella - Sorelle Gemelle Celli è sposato ed ha due figli: Maddalena, in prime nozze, ora suora di clausura, e Mattia. È laureato in sociologia a Trento, nella facoltà in quegli anni frequentata anche da Renato Curcio.

Non mi sembra la carriera di una persona lontana dai meccanismi della società, né tantomeno un "poraccio" che aveva difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena. È un privilegiato, come lo sono io e come lo siete voi che leggete (proporzionalmente ai nostri stipendi s'intende; ma pur sempre privilegiati), che ha potuto studiare fino in fondo, e addirittura ricoprire cariche di potere in cui poteva esprimere e imporre i motivi della costernazione contenuta in questa lettera, fradicia di una autoassoluzione che francamente irrita e sobilla.
Fosse stata una missiva di scuse, una denuncia dello sporco che alberga in Italia, un proporre chiavi civili di lotta civile, un prendersi carico di un rinnovamento serio e concreto... macché: abbiamo la letterina compassata e furba di un uomo che si è adeguato al sistema, che non ha mosso un dito per modificarlo al meglio e che quando ha cercato di farlo si è poi ritirato di buon ordine.
Ma la cosa che mi fa superbamente incazzare come una biscia calpestata è il comportamento di Repubblica: possibile che Ezio Mauro si arrocchi ancora su posizioni così tardo salottieve? Possibile che i drammi quotidiani di milioni di italiani che vorrebbero avere un millesimo di Celli, siano solo un pretesto per fare numero contro Berlusconi? Possibile che alla fine sia diventato il quotidiano dei bovghesucci viziati?
Cazzo, l'Italia va a rotoli, e noi che facciamo? Piangiamo abbracciati sui nostri pullover al cashmere perché il figlioletto coccolino di Celli sarà costretto ad andare all'estero?!?!
Mavaffanculo, và!

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