sabato 12 dicembre 2009

i fantasmi hanno 40 anni

Oggi sarebbe il quarantesimo anniversario della Strage, quella con la esse maiuscola, quella di Piazza Fontana. Esistono tonnellate di testi e video a riguardo (oggi RaiStoria dedica all'argomento l'intero palinsesto), ma non esiste una maturità e un'onestà intellettuale sia da parte delle istituzioni che da parte degli intellettuali per chiarire l'argomento una volta per tutte, e per poi chiuderlo definitivamente nel vasto armadio delle vergogne all'italiana.
La questione è semplice (e qui riciccia la sindrome Celli): se gli attuali politici e intellettuali italiani sono stati anche e soprattutto protagonisti di quegli anni, come potrebbero umilmente fare tutti un passo indietro?
Di mio ne ho scritte di cose, buona parte delle quali documentate o frutto di dure frequentazioni. Ovvio che sia stata una Strage di Stato; meno ovvio è che tutti abbiano deciso di mantenere una furba e vile posizione di compromesso, di accordo tra le parti, di non chiarimento.
Uno dei simboli pratici di questa condizione sospesa è la storia di Adriano Sofri, e di come venga venerato ed ascoltato da destra e da sinistra (e lui coerentemente ha scritto anche per Berlusconi), e di come Repubblica si ostini ancora oggi a dargli spazio nonostante sia il mandante dell'omicidio di un poliziotto, un servitore dello stato ineludibilmente "incastrato" dal sistema che foraggiò quella Strage.
Dico "simbolo pratico" perché è ovvio che non lo ritengo colpevole anche della Strage, ma di una condizione mentale violenta ed incivile che insaguinò quegli anni, del fatto che non si è mai assunto le responsabilità della melma suscitata anche dai suoi deliri (tranquilli, il suo egocentrismo ancora sussiste).
Lui, come tutti i protagonisti di quegli anni.
Perché qui in Italia solo una cosa è certa: le vittime di quegli anni non hanno mai contato qualcosa e mai conteranno.
Quelle vittime non esistono.

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