martedì 19 gennaio 2010

Amira Hass non fa/sa sapere

Su Internazionale ancora in edicola c'è una mia breve missiva "contro" un precedente articolo di Amira Hass. La collaboratrice araboisraeliana del settimanale, infatti, aveva sostanzialmente scritto che dietro la profonda crisi interna che divide in almeno tre fazioni i palestinesi c'è comunque una "colpa" di Israele (quindi non - e almeno logica sotto il profilo geomilitare - una "responsabilità").
Se la Hass avesse l'onestà intellettuale di ammetere la sua evidente faziosità non avrei nulla da ridire, ma continuare a presentare Israele come la madre di tutte le colpe cosmiche puzza di antisemitismo, o quasi. Un po' più di chiarezza, insomma, gioverebbe sia alle sue argomentazioni che alla linea editoriale del bellissimo settimanale.
Domenica scorsa, intanto, il nostro simpatico papa ha visitato la Sinagoga qui a Roma. Avessi la verve spinoziana direi che è andato a controllare quanto lavoro doveva ancora essere fatto. Ma forse sarei stato troppo irriverente.
Sicuramente è una visita foglia di fico che fa comodo solo a lui e alle sue strategie interne (Luigi Accattoli giustamente osserva: "Due facce della visita di Benedetto alla sinagoga voglio subito segnalare: la ripetizione della richiesta di perdono per la corresponsabilità dei cristiani nella Shoah e una specie di compromesso tra il papa e il rabbino su Pio XII. Come a dire: per noi ebrei il suo “silenzio” va sottoposto a giudizio, ne prendiamo atto ma per noi cattolici conta in primis l’azione di soccorso").
Agli amici ebrei, a questi compagni di una lunga marcia che non sembra avere mai fine, tutto questo dovrebbe fare molto male. Mi piacerebbe proprio sapere cosa ne pensano i tuttologi di Internazionale. Aspetterò paziente un pezzo di Amira Hass a riguardo.

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