martedì 2 febbraio 2010

polverini rules

Sono favorevole a normare le unioni di fatto, a patto di non produrre un matrimonio di serie b. Allo stesso tempo sono convinta che diritti e doveri reciproci debbano essere riconosciuti alle coppie che vivono fuori del matrimonio. [...]

Venendo al merito: come ho già scritto, sono nettamente contraria a qualsiasi forma di unione che sia definibile o possa apparire come un’altra forma di matrimonio o come un surrogato della famiglia tradizionale.
Al contempo credo che chi compie scelte personali differenti debba poter trovare delle forme di tutela per diritti fondamentali, che sono del resto già previste dalla Costituzione e dal Codice civile. Non si tratta di una scelta ideologica, ma di una semplice questione di buon senso. Chi sceglie di non contrarre matrimonio, religioso o civile che sia, oggi è costretto a seguire strade tortuose per vedere concretizzati diritti e doveri reciproci, che gli sono del resto già riconosciuti dal nostro ordinamento. Io penso invece che sia opportuno semplificare questo processo, al fine di rendere più facile la vita dei cittadini, anche di coloro che hanno convincimenti diversi dai miei.
[...]

Questi principi, prudenti ma anche intelligenti, non appartengono a una donna di sinistra, anzi, ma alla Renata Polverini, candidata nel Lazio per il Pdl alle prossime regionali.
Se d'istinto mi vien da pensare che ancora una volta questi qui ci sorpassano nel nostro stesso campo, dall'altra resto stupidamente sorpreso che ancora si debba parlare di queste cose. Chi è contro i gay, le coppie di fatto, gli ebrei, i neri, gli handicappati... insomma, tutto ciò che non appartiene alla ottusa e gretta visuale del suo perbenismo d'accatto, chi è contro dicevo, è una bestia. Non c'è alcuna differenza tra un nazista e un omofobico, e siamo uno degli ultimi paesi al mondo a non averlo capito, vuoi per la cultura cattolicarda (razzista fino al midollo e tutt'altro che cristiana), vuoi anche per il terrificante silenzio delle istituzioni.
Il problema è - e però - che la comunità gay non reagirà a una simile apertura, se non con i soliti cori isolati, le voci di distinguo, le frasette a mezze maniche, i soliti spettacolini all'italiana.
Da poco ho scoperto che anche l'aggregatore GayToday è stato chiuso per attriti interni sciocchi e senza costrutto. Anzi, uno dei "fondatori" mi ha appena detto che Facebook affonderà i blog, e che quindi è inutile perdere tempo dietro un aggregatore di simile portata.A parte il fatto che non è vero (e neanche è dimostrabile), ma io dico: chissenefrega. Aggregare è un impegno che deve vivere di iniziative personali che però sacrifichino l'individualismo personalistico a beneficio della comunità che si vuole rappresentare.
Altrimenti come mai altre comunità gay, in altri paesi, hanno ottenuto i loro legittimi diritti?

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