venerdì 23 aprile 2010

il discorso del compagno Fini


Non voglio usare espressioni che possano apparire inutilmente polemiche, ma francamente mi sembra che anche nelle regia e nell’avvio dei lavori della direzione ci sia stato un atteggiamento un po’ puerile di chi quasi vuole nascondere la polvere sotto il tappeto. Come se non dovessimo parlare esattamente di quel che è, o come se gli italiani nell’ultima settimana avessero visto un altro film, non si fossero accorti che nel Popolo della libertà sta succedendo qualche cosa.
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Avere delle opinioni diverse dal presidente del Consiglio e dal presidente del partito - la cui leadership non è mai stata messa in discussione - significa esercitare quello che credo sia un preciso diritto-dovere. E pongo, in primo luogo, una questione: è possibile derubricare delle opinioni diverse, o se volete delle valutazioni diverse, o ancora delle indicazioni diverse che non sono coincidenti con quello che il Pdl quotidianamente fa? È possibile derubicare ciò come se si trattasse di mere questioni di carattere personale? Se fossero questioni di carattere personale non saremmo arrivati a questa direzione con la polemica che c’è stata e nemmeno con questa attesa per ciò che accadrà oggi. Non sono le mie bizze, non sono geloso di quel che il presidente del Consiglio fa, ci mancherebbe altro. Sono abituato, quando non sono d’accordo, a dire quello che penso. E, lasciatemelo dire perché evidente, non l’ho fatto di punto in bianco come se all’improvviso non mi piacesse più ciò che ho contribuito ad allestire. È qualche mese che pongo delle questioni, ed è qualche mese che vedo queste questioni poste nella migliore delle ipotesi liquidate come delle questioni personali, o in alcuni casi, le vedo essere minimizzate.

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Vedi il tradimento, che è nel novero dei comportamenti umani poco dignitosi, alligna in coloro che sono adusi ad applausi, alla pubblica adulazione, salvo poi dire tutt’altro quando il leader gira le spalle. Raramente il tradimento è nella coscienza di chi si assume la responsabilità di quello che pensa in privato e pubblicamente.Io lo considero un fatto di lealtà. Hai il diritto di replica, ne prendo atto positivamente. Credo sia onesto giocare a carte scoperte, non credo sia alto tradimento dire che alcune cose le possiamo e dobbiamo fare meglio. È una dimostrazione di lealtà, a mio modo di vedere, uscire dal coro di quelli che dicono che tutto va bene. Certamente sono state fatte molte cose positive, non ci sarebbe alcuna ragione per dare un giudizio negativo di quella che è stata l’esperienza del Popolo della libertà e del governo.Credo che sia uno stimolo con spirito costruttivo quello di chi dice che su alcune questioni si può fare di più, che su alcune questioni ci può essere anche una linea che non è al cento per cento quella che fin qui è stata seguita. È, credo, un contributo di doverosa chiarezza e lealtà che parte dal presupposto che non sono opinioni personali. Possono essere opinioni minoritarie, certamente sì, possono essere opinioni condivise da una quota non maggioritaria della nostra classe dirigente e quindi dell’elettorato.
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Anche nel Pci si discuteva e poi si votava e poi c’era una maggioranza. Attenzione però - e anche qui non voglio essere polemico - a non passare dal centralismo democratico a un centralismo carismatico. Non contesto la leadership di Berlusconi, chiedo se sia lecito avere opinioni diverse e cercare di organizzare all’interno del partito quell’area politico-culturale che su certe opinioni si può ritrovare. Il che non vuol dire tornare all’antico, perché il bipolarismo è la novità dei tempi in cui viviamo. Le correnti erano tipiche dei partiti, non mi sento in difficoltà quando viene ricordato che proprio chi vi parla ha definito le correnti una metastasi, perché erano finalizzate ad acquisire fette di potere interno. Credo che chi in queste ore ha detto “Gianfranco vai avanti perché non hai tutti i torti” abbia messo in conto innanzitutto di perderla qualche quota di potere. Non si tratta di una corrente finalizzata a quote di potere. Si tratta d’altro, si tratta di animare un dibattito che certo poi si conclude con le votazioni ma che parte da posizioni che siano anche in qualche modo dissimili tra di loro.
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Perché ha il dovere di lealtà a un progetto che deriva da un patto tra i fondatori e gli elettori. Non ha il diritto di imporre ad altri delle opinioni minoritarie. Ha però, questo sì, il diritto di confrontarsi su come attuare bene il programma di governo, su come evitare che ci possano essere su alcune questioni posizioni che non sono in piena sintonia con l’opinione pubblica. Animare un confronto, da questo punto di vista, non può che fare bene. E quanto più questo sarà scevro da demonizzazioni e scevro dal sospetto che sia finalizzato ad impedire al governo di governare, tanto più sarà positivo per il Pdl, per il governo e per il Paese. Certo è che oggi - e questo lo hanno capito tutti - viene meno una fase che ha rappresentato la fase costitutiva del Pdl. Oggi non ha più senso parlare di “quote”. Oggi c’è una larga parte del partito che condivide sostazialmente in toto quella che è l’azione del presidente del Consiglio, che è capo del partito, e c’è una piccola componente, chiamatela come volete - e non la corrente nel senso deteriore - che non condivide più in toto.
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Il Pdl non ha tradito questa identità: ma su alcuni punti lo smalto si è un po’ perso.Le elezioni le ha vinte la coalizione, certamente. Sono talmente poco prevenuto che non ho difficoltà a dire che in alcuni casi le elezioni le ha vinte personalmente Berlusconi, a partire da Roma, dove però, presidente, adesso che la campagna elettorale è finita, ma credi veramente che la lista non sia stata presentata per un complotto dei magistrati cattivi e radicali violenti? La vicenda secondo me meriterebbe di essere approfondita e un partito serio, oggi che non si vota e le elezioni sono alle spalle, la dovrebbe approfondire. Ma è un dettaglio. Le elezioni le ha vinte la coalizione, ma all’interno della coalizione il Pdl, che ha avuto il successo che meritava vista l’azione efficace governo - e lo dico senza ironia - rispetto al 2005 ha un saldo negativo e c’è uno squilibrio tra il Nord e il Sud.
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C’è stato chi è arrivato a dire “se tu Fini sull’immigrazione continui a dire le cose che dici è di tutta evidenza che al Nord stravince la Lega”. Ma allora dobbiamo metterci d’accordo, non solo con la nostra coscienza ma anche con la nostra cultura politica perché se diciamo di essere un grande partito nazionale, che si ispira ai valori del Partito popolare europeo e che quindi parte dal valore fondante del rispetto della dignità della persona umana. Allora non sono io il bastian contrario, che dice qualcosa per urtare il presidente del Consiglio, ma sono tanti quando - per compiacere Lega - si dà corso a ipotesi di intervento in materia di immigrazione per le quali un bambino che è figlio di un immigrato che perde il lavoro e quindi il permesso di soggiorno è cacciato dalle scuole come se si trattasse di un bambino serie b. Il rispetto della dignità umana! Non potete dire che non è vero, perché chiudere gli occhi di fronte alla verità non è saggio. E anche qui, chi c’era nell’altro governo ricorderà che ne discutemmo. Ci sarà stata una ragione per la quale all’epoca non passò l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, perché la considerazione non poteva che essere quella che c’è stata. È eretico dire che io non mi ci ritrovo nei valori del Ppe, del rispetto della dignità umana quando sento dire che i medici devono fare la spia, che quando un immigrato clandestino va in ospedale deve essere segnalato ai carabinieri? Amici ve lo dico col cuor in mano, non fate interesse né del Pdl né di Berlusconi dicendo che sono bugie.
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Senza andare troppo indietro nel tempo, nell’epoca in cui De Mita era presidente della Dc e presidente del Consiglio era la direzione nazionale che diceva al presidente che le richieste dei socialisti erano eccessive. È un esempio per dire che la condizione in cui si trova oggi Berlusconi è quella di utilizzare il suo partito per affermare un’identità che non sia l’identità di un soggetto certamente leale, ma leale al governo. L’interesse della Lega non coincide necessariamente con gli interessi del governo. E questo non vuol dire remare contro. Ecco un certo appiattimento sulla Lega è pericoloso, in epoca di federalismo. È pericoloso non solo al Nord, ma soprattutto nel centrosud.
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La Russa ha ricordato che siamo alla vigilia del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, allora perché non c’è stata ancora alcuna proposta di partito. È malizioso dire le risorse sono troppo scarse? Quelle risorse sono scarse anche perché la Lega su queste questioni è disinteressata. Io non dico che Tremonti è leghista, io dico che Tremonti deve tener conto delle ragioni della coalizione. Quando si sente dire che le risorse vanno destinate ad altro magari non dispiace all’alleato. Quando la Padania, non Farefuturo, non il Secolo d’Italia, scrive, testualmente “Unità d’Italia? Ma che ci sarà mai da festeggiare” c’è un certo atteggiamento culturale. Il Pdl ha il dovere di reagire o no? Io dico che un grande partito nazionale per il 150esimo dell’Unità le risorse le trova perché quando Bossi chiede le risorse per altre questioni le risorse si trovano. Allora non credo di essere io l’eretico se dico che così l’identità rischia di affievolirsi. Il tema dell’identità nazionale non è nostalgia e non voglio annoiarvi con banalità come quelle sul tifo alla nostra nazionale. È evidente che fra tre anni il giudizio complessivo sul governo sarà relativo a quello che è stato fatto per gestire la crisi economica, alle condizioni in cui si troveranno le famiglie e le imprese italiane. Tra tre anni, quando si arriverà alla fine della legislatura, se non avremo fatto qualcosa di reale, di concreto oltre quello che abbiamo già fatto, non credo che basterà l’ottimismo.
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È indispensabile riformare la giustizia e combattere la politicizzazione di una parte della magistratura, non può in alcun modo mai significare, nemmeno dare la più lontana impressione che la riforma della giustizia che vuole fare il Pdl sia tesa a garantire sacche maggiori di impunità. So che non è così, ma qualche volta l’impressione c’è. L’impressione ad esempio c’è quando poi si legge che quando si ipotizzava la prescrizione breve ci sarebbero stati 600mila processi cancellati dalla sera alla mattina, un’amnistia mascherata. Ma mi spieghi che significa tutela della legalità, riforma della giustizia, lotta alla magistratura politicizzata se poi passano questi messaggi? Questo è dibattito politico, questa è la diversità culturale.
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Ma sono eretico, sono bastian contrario se dico “Mi fate vedere bozza del Pdl, del mio partito, del partito che ho contribuito a fondare con tutti voi?”. Possiamo discutere della riforma della Costituzione se non sappiamo nemmeno noi che cosa vogliamo se non per grandi titoli? Vogliamo tradurli in una proposta? Il compito del maggior partito della coalizione, che è nato con la volontà di cambiare l’Italia, è dare agli altri le bozze su cui si discute e non di prenderle e poi magari di discuterle dopo come se fossero delle cambiali che devono essere onorate. Ecco ho detto tutto e spero di aver dimostrato che la mia volontà non è di sabotare, ma di migliorare la qualità della politica del partito e quindi del governo, che è già meritevole di ampia approvazione. Abbiamo dato vita a un miracolo nella politica italiana, il Pdl. Ora cerchiamo di discutere su come farlo funzionare. Oggi che non c’è più la logica del 70-30, Berlusconi farà quel che vuole, dal mio punto di vista deve prendere atto che qualcosa è cambiato, ma faccia lui, non mi interessa, perché una delle cose più stupide che è stata detta è stata quella relativa all’organigramma.
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Vogliamo discutere di cosa significa garantire degli spazi, ma non degli spazi di potere, degli spazi di dibattito e di confronto per chi porta delle idee? Possono anche non piacere, possono essere proposte da buttare, ma credo che prima di farlo, se c’è la volontà - e da parte nostra c’è - di contribuire a far crescere più sana, più forte la comune creatura, allora prima di buttarle quelle idee almeno vengano esaminate.

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