mercoledì 19 maggio 2010

Santoro, l'oppio dei popoli

Un mio collega straordinario, non solo ha perso la causa contro la Rai, ma la stessa gli ha chiesto di restituirle i costi delle spese legali.
La situazione della nostra azienda è drammatica e figlia di cattive gestioni e ingerenze politiche pesantissime e distruttive (volete mettere i vostri cocchi? Bene! Ma almeno tutelate la qualità e le stretegie vincenti! Macché...).
Poi, però, leggi come veramente stanno le cose con Santoro e pensi che un vaffanculo generalizzato sia veramente la minima cosa da urlare, ridicola e inutile quanto vi pare...
Ancora una volta Michele Santoro abbandona la trincea e passa all’incasso. Lo aveva fatto una prima volta passando dalla Rai a Mediaset, una seconda passando da Mediaset alla Rai (con la garanzia di mantenere il suo gruppo di lavoro) e ora siamo alla terza: il dg Mauro Masi gli ha proposto un accordo quadro per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente.


Pare che la buonuscita sia tra 2,5 e 2,7 milioni di euro. Santoro ha detto di sì. La Rai continuerà ad avvalersi della collaborazione di Santoro che «in questo modo, avrà la possibilità di sperimentare nuovi generi televisivi attraverso un ulteriore sviluppo del proprio percorso professionale». Tradotta in cifre, e lasciando perdere la ridicolaggine dei «nuovi generi televisivi» e del «percorso professionale», la collaborazione è valutata intorno ai sette milioni di euro, in cambio di sette docu-fiction o roba simile.

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