giovedì 20 maggio 2010

se una vipera morde se stessa


"Non è vero quello che leggete sui giornali, non ho firmato nessun accordo" è stato l'esordio. Ha chiesto a Masi una settimana per riflettere, per guardarsi intorno, anche per capire "se qualcuno ancora mi vuole in Rai". Ieri pomeriggio ha scritto una lettera aperta al segretario del Pd, Bersani, per chiedere la ragione dell'apparente assenso dei consiglieri di opposizione alla strategia di Masi. Ma poi l'ha cestinata, per decidere di "dire qualcosa stasera, in trasmissione".
[...]
Sono soddisfatti i consiglieri dell'opposizione, che appena possono votare con la maggioranza lo fanno sempre volentieri. Alla fine, se non contento, è sereno anche Michele Santoro, stanco di guerre legali. Soltanto un po' preoccupato che la "fabbrica della diffamazione" possa far passare la versione losca della vicenda, "quella da gossip, il comunista Santoro che vende i suoi ideali in cambio di una liquidazione milionaria". Peraltro già usata all'epoca contro Enzo Biagi.

Non cambio una virgola di quant'ho scritto ieri. La perdità di credibilità di Santoro persiste e sussiste. Altri in passato - ben superiori per statura e posizione sociale (Falcone tra tutti) - hanno sempre respinto in vita il culto della propria personalità. La lezione vera che dovrebbe studiare attentamente il Michele nazionale è che professionalità e vanità non vanno mai d'accordo, a meno che non si decida di combattare fino in fondo con la seconda per difendere la prima. Così come sembra stiano le cose non sa di resa onorevole, ma di fuga.
Peccato.

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