martedì 27 luglio 2010

della Rai non far sapere

perdonami ma c’è qualcosa che non mi torna.
Dici che vuoi essere considerato nella tua persona singola, per quello che hai (o non hai) fatto, e che non vuoi essere accomunato a una generica “sinistra, centrosinistra”. Pretesa legittima, ma in contraddizione con quanto tu scrivesti a suo tempo nell’amaca sulla Rai, mettendo me ed altri diecimila persone nello stesso calderone di una frase veramente infelice:
Quello che sbalordisce è che la pur nutrita schiera di persone che lavorano alla Rai per la Rai, e non per questo o quel padrone esterno, ancora non abbiano organizzato una ribellione memorabile. L' umiliazione di chi lavora alla Rai, e vede sgretolarsi competenze e idee, è ai suoi massimi. Una Solidarnosc dei lavoratori Rai (lavoro contro potere, autonomia contro regime dei partiti) sarebbe dunque nelle cose: a meno che siano in maggioranza, alla Rai, quelli che devono tutto ai partiti, e non possono mordere la mano che li nutre.
Quindi potrei seguire questo tuo stesso infelice schema mentale ed addebitare anche a te il pessimo comportamento del centrosinistra (non solo nella Rai) o di Repubblica.
Superato questo scoglio, secondo appunto: ricevuta la mia mail dove indirettamente replicavo anche a quanto sopra, invece di rispondere per frasi-tipo perché non ti sei preoccupato di chiedermi “ah, davvero, c’è qualcuno che reagisce? E chi è? Mi ci fai metter in contatto?”. Malizia suggerisce che non essendo io qualcuno hai preferito fare il risponditore in automatico piuttosto che il giornalista curioso che potrebbe avere in mano una notizia. Del resto, e proprio per questa attitudine che avete in molti, nessuno sa che in Rai ci sono alcune realtà che vogliono andar oltre i soliti schemi, perché nessuno s’informa; e tu che avevi la possibilità di farlo, non te ne sei accorto?
Altra questione: “è la voce stessa di Radio Rai, quell'italiano ben detto e ben pronunciato, che sta mutando in maniera irreversibile”. Uh, davvero ti manca tutto questo? Be’, a rigor di logica è iniziato da ben prima che arrivasse Berlusconi! Quando nella mia ingenuità feci notare a R C e/o a M S che alla radio l’italiano stava sparendo nel nome di un dialettismo parasalottiero, lo sai cosa mi risposero? Che ero intransigente! Che l’esistenza delle sette vocali era un’invenzione della crusca. Il buon itaGliano manca da più tempo di quanto tu dica; e credimi il centrosinistra ha fatto di tutto per affossarlo da più di vent’anni (e qui - ripeto - Berlusconi c’entra proprio nulla).
Salto la parte più complessa, che sviscererò all’ultimo, facendoti notare che non è elegante fare nomi dell’altra parte (“Pupo, Simona Ventura, Maurizio Costanzo”), perché a parte il fatto che potrebbero anche essere dei professionisti (la butto là, per carità; ma lo stile è stile, anche se gli altri non ce l’hanno), alla fine la tua sembra una reazione ripiccosa e di parte (“Maurizio Costanzo (di sinistra, amicone di D'Alema)”).  
Certo, sembri dimenticare che l’idea dei “deejay che paiono sortiti da una qualunque radio balneare” nasce già con la radio di Aldo Grasso (dove vogliamo collocarlo, di grazia?), tanto decantato da tutti voi… ops, “loro”- ma di cui nessuno ha mai il coraggio di dire anche che distrusse l’apparato culturale sia mandando a casa quattro orchestre della Rai (come quelle che Salisburgo si ostina a mantenere, stabili pergiunta), sia proponendo una radio chiacchierosa anche sopra le cose classiche - “di flusso” amava proustianamente dire. E quando uno inizia un lavoro di disintegrazione della radio, non è che un Berlusconi qualsiasi abbia così tante difficoltà a continuare per la strada intrapresa, credimi.
Vedi, il problema di fondo della tua risposta è che hai dimenticato un fatto sostanziale: io in quest’azienda ci lavoro, e non come ospite o sapiente, ma come uomo di fatica. E di “cose che voi umani non potete immaginare” ne ho viste e sentite così tante che stringi stringi mi sento come l’asino di Orwell: non riesco a distinguere più chi è buono e chi è cattivo, proprio perché le azioni e gli intenti sono (stati) coincidenti.
E allora veniamo al vulnus della tua replica, di cui comunque ti ringrazio (anche perché poi, non dimenticarlo, noi dovremmo stare dalla stessa parte della barricata): “Si tratta di un potere che identifica nella cultura il suo nemico (anche perché non ne ha alcuna), e negli intellettuali un pericolo pubblico”. Scusa, eh, ma di quale cultura parli? E a quali intellettuali alludi?
Magari a quello che ha scritto “Non leggo libri da mesi e mesi, forse anni: cioè, li apro, ne leggo dei pezzi, o li sfoglio, ma non li riprendo quasi mai. Ne apro degli altri, eccetera. So di cosa parlano, insomma, e anche come sono scritti. Conoscenza superficiale, eccetera: ma io avevo un’attitudine alla conoscenza superficiale già prima che il mondo diventasse a mia immagine ed accoglienza” (è dei “nostri”). O quello che ha celebrato la magnificenza di un libro che apre così “Chiunque crede nell' esistenza degli oggetti si facesse un trasloco e vedrà con evidenza che non è possibile che esistano tante cose nel posto dove vive” (sempre dei “nostri”). Oppure le quasi comprovatissime (e infinite) “citazioni” di Luttazzi. Oppure un tuo caro amico per cui scrivi i testi, che si chiede sempre che tempo che faccia, perché è così incapace di tenere alta la testa da verificarlo in prima persona. Oppure Ghezzi, che al primo stormir di Berlusconi ha lasciato soli i suoi autori nel turbinìo di contratti capestro, uccidendo di fatto il primissimo corpus pluripremiato di Blob. Oppure la dirigente che buttava i nastri dei probabili futuri conduttori radiofonici perché aveva deciso che comunque voleva i “suoi” (con chiare inflessioni dialettali, se tanto ci tieni).
Qual è la tua idea di cultura? È facile addebitare ad un singolo - Berlusconi, cioè - l’odio per la cultura, per tutta la cultura. Ma quando il centrosinistra, voi del centrosinistra, ne imponete e favorite solo due o tre di culture, le vostre, che differenza c’è? Non è così che comunque muore la cultura?
I fatti sono questi, e alla portata di qualunque cervello pensante: io conosco decine di grandissimi talenti che sono stati uccisi proprio dai (presunti) intellettuali del centrosinistra perché questi ne avevano paura, perché la loro rrroba sarebbe venuta meno, perché volevano lo spazio tutto per loro. Punto e basta, battendo i piedini e facendo i capriccetti. Quanta gente oggi ha mansioni da schifo e voglia di lasciarsi andare grazie proprio a questo sistema sistematico applicato ad arte dal centrosinistra? Prova a pensare a te, che ora sei un uomo che tanto ha dato ma che tanto ha preso dal mondo della cultura: torna indietro per un attimo e pensa se tutto questo ti venisse negato d’un tratto, e non per motivi meritocratici ma per capricci delle conventicole, come ti sentiresti? Eh?
Fatti una bella domanda: ma questo declino del giardino della cultura, l’invasione della gramigna berlusconiana, non è forse colpa di contadini poco credibili, che a parole dicevano d’impegnarsi e nei fatti se ne stavano in salotto a rimirarsi allo specchio?
Credimi, quando vedo figli, amici, nipoti e conoscenti di certi omini prendere posti che non meritano, mandare in rovina l’azienda con scelte incompetenti, e poi se messi da parte (mantenendo il lauto stipendio, però) lamentarsi della “morte della cultura”, addebitando tutto alla “cattiveria di Berlusconi”, be’, parafrasando una nota battuta di Allen, a me viene solo voglia di invadere viale Mazzini.
Adesso, serenamente, pacatamente, buona estate sul serio.
Forza Juve,
Alessandro

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