martedì 13 luglio 2010

Pessotto ai Mondiali

A ridosso di quanto ha scritto ieri Metilparaben (che, considerato l'argomento, potrebbe fare il portiere), a me questi campionati del mondo sono piaciuti poco. E non solo per il paradosso descritto perfettamente dal mio omonimo (tra i pochi a meritare il posto nell'alta classifica dei blogger nostrani).
L'unica partita che mi ha veramente emozionato è stata Germania-Argentina, dove i tedeschi sembravano dei mirmidoni disperati, pronti a difendere l'onore sul campo fino alla morte, e con ogni mezzo possibile; ne andava dei loro villaggi e delle loro donne.
Una battaglia disperata, dove ha vinto la sapienza crucca anziché l'agilità biancoceleste, e dove anche si è vissuto un po' di sano calcio di altri tempi.
Però, e comunque, se c'è una cosa che ha fatto imbestialire anche me non sono solo le incongruenze snocciolate dal Metil Capriccioli, ma chi poteva scongiurarle sul campo con un po' di sana sportività.
Il portiere tedesco, per esempio, sapeva perfettamente che durante la battaglia contro gli inglesi la palla era andata ben al di là della linea, e la perfida Albione avrebbe temporaneamente pareggiato. Perché non ha detto nulla all'arbitro, chiedendo invece scusa solo a vittoria acquisita?
E proprio durante la bruttissima e noiosa finale di domenica, almeno due spagnoli sapevano che c'era quel calcio d'angolo per i neerlandesi. Tenendo conto che proprio da quell'errore arbitrale è nato il gol della vittoria, perché le furie rosse non hanno subito ammesso il dolo, evitando quindi di macchiare a vita una vittoria poi comunque meritata?
Ora qualcuno mi darà del fesso, dell'idealista e cose simili.
Come juventino che ne ha viste di "cose che voi umani": vorrei ricordare che nel pantano di Perugia la Juventus perse lo scudetto che andò proprio alla Lazie (a Roma la chiamiamo così) di Metilparaben. A pochi minuti dall'epilogo di quella sconfitta, il semprepessimo Collina (l'arbitro più fazioso che l'Italia ricordi) concesse uno strategico fallo laterale ai miei eroi. L'immenso Gianluca Pessotto segnalò che invece era stato lui l'ultimo a toccare la palla, e grazie a questo gesto così signorile l'arbitro concesse la rimessa agli umbri.
Avremmo perso comunque, partita e scudetto: ma quello di Pessotto si chiama onore, e non ha prezzo.

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