giovedì 22 luglio 2010

quando Di Pietro rema contro

Ogni morte di papa, Francesco Costa scrive analisi interessanti.
Come forse saprete Vendola si vuole presentare come leader del PD. In realtà io sono convinto che l'unica persona che potrebbe vincere le elezioni sia proprio e solo lui. Punto e basta. Senza discussioni.
E badate bene, ho scritto "vincere", perché finora mi sembra che le altalene elettorali si siano basate solo su quanti voti Berlusconi prendeva/perdeva e non sui "successi" del PD.
Detto ciò, che cosa accade subito dopo che Vendola si autocandida? Che Di Pietro gli rema contro, dimostrandosi veramente sciocco e fuori luogo.
E perché l'ha fatto? Leggete Costa:
La bocciatura di Di Pietro ha due ragioni. La prima ha a che fare con l’elettorato dell’Italia dei Valori. Dal 2008 a oggi, da quando il flop della Sinistra arcobaleno ha cancellato la rappresentanza parlamentare della sinistra radicale, il partito di Di Pietro non ha fatto altro che crescere: crescere in esposizione mediatica, incalzando il Partito Democratico; crescere in numero di voti e rilevanza politica, sia sul fronte nazionale che sui vari scenari locali. Una crescita che è avvenuta solo in parte a spese del PD, e che si è basata moltissimo invece sulla capacità dell’Italia dei Valori di fare da centro attrattivo per moltissimi ex elettori di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani e dei Verdi, orfani dei loro rappresentanti. Di Pietro ha perseguito questa linea con pervicacia, aprendo il suo partito a diversi esponenti con trascorsi nei Democratici di Sinistra (Franco Grillini, Paolo Brutti, Stefano Passigli) e schierandolo su temi storicamente cari alla sinistra e all’ambientalismo italiano, come l’opposizione al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua. La discesa in campo di Vendola metterebbe a repentaglio il lavoro di anni: l’abilità retorica idealista e populista del presidente della Puglia, accoppiata all’esposizione mediatica che spetterebbe a un candidato premier, avrebbero la conseguenza di prosciugare in prima istanza proprio il bagaglio di voti dell’IdV, molto più di quanto non potrebbe accadere al PD.
La seconda ragione ha a che fare con uno scontro tutto interno all’Italia dei Valori, in piedi ormai da mesi e mai sopito, nonostante l’attualità politica porti altrove l’attenzione degli osservatori: quello tra Antonio Di Pietro e Luigi De Magistris. Se Di Pietro ha dimostrato di avere intenzione di frenare l’ascesa di Vendola, ostacolando la sua candidatura alla leadership del centrosinistra, De Magistris ha evidentemente progetti del tutto opposti. Non è un mistero che l’eurodeputato pensi al presidente della Puglia come al punto di riferimento di un’area che va dall’Italia dei valori al Popolo viola. Lo ha detto così, lo scorso 30 gennaio, durante un’assemblea pubblica in compagnia dello stesso Vendola: «La sinistra, più un pezzo di PD, più un pezzo di IdV… dobbiamo trovare le forme per costruire un movimento di popolo, non un’alchimia nei salotti. La mia elezione a eurodeputato, la sua vittoria in Puglia, dicono che è possibile». Vendola aveva ricambiato il favore, proponendo De Magistris come candidato a sindaco di Napoli.

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