martedì 31 agosto 2010

conticuere omnes

Una mia collega mi ha quasi urlato il suo sdegno per la pagliacciata di Gheddafi di ieri, una schifezza inimmaginabile neanche nella Corea del Nord più cafona, e che invece noi abbiamo stolidamente ospitato, visto che forse neanche i libici sarebbero arrivati a tanto.
Sfugge da ogni mia analisi (ir)razionale come sia possibile abbassarsi a tanto e poi - magari - impedire la costruzione di civili moschee nel nostro territorio con volgarità di bassa lega (già) che i recenti presidenti silenti della Repubblica silente non hanno condannato neanche nei meandri più nascosti della loro capoccetta, sempre così distante dalle cose comuni.
Curioso, insomma, che mentre Obama ha giustamente avallato la costruzione di una moschea vicino Ground Zero, noi consentiamo l'esatto opposto, prestando però il nostro culo ai tubi petrolosi del guitto dittatorello imbardato, peraltro assecondato da amimiche italiche bambocce che hanno saputo perfettamente rappresentare l'Italia peggiore per 80 miseri euro.
Ma quello che ormai dovrebbe diventare un allarme anche per le coscienze resistenti come le nostre, di voi pochissimi che mi leggete e di me che ancora mi ostino a scrivere, è che la nostra indignazione è satura, e ce ne siamo accorti da tempo. Non sappiamo più cosa dire, cosa fare, cosa pensare.
È un'indignazione così satura da diventare abitudine.
Con un'opposizione di cialtroni inqualificabili e impresentabili, che crede di emendare i propri errori con assenze di pochi mesi per poi tornare col carico della stessa merda fallimentare cambiandole solo nome e colore.
Con i rappresentanti delle istituzioni (presunti super partes) che accettano di assistere a simile fanghiglia senza sentire neanche un fremito di vergognetta, anche piccolissima ma fastidiosa come una caccoletta impelata su per la punta del naso.
Con una popolazione succube e beota - e delinquente nell'animo - che non ha i coglioni per cambiare canale, figuriamoci per cambiare questo paese di pecoroni dalla bocca sempre semiaperta.
Con una presunta classe di intellettuali e di artistoidi ripetitivi e banali, che dalla mattina alla sera borieggia stronzate inascoltate e inascoltabili spacciandole per un afflato del proprio animo... già, animo de li meijo mortacci loro.
Con tutto questo, insomma, il calore del nostro continuo-vomitare-continuo, la massa della nostra stessa bile che ci soffoca, la puzza debordante della nostra indignazione, quasi ci sembrano degli amici, di cui ormai abbiamo cinico e costante bisogno, di cui abbiamo sempre più necessità, che quasi ci sembrano essenziali per stabilirci diversi e distanti da tutto questo schifo, da questa merda di nazione senza cuore e senza anima.
Siamo arrivati oltre ogni punto immaginabile: ci facciamo così schifo da esserne contenti.


update
la presunzione del successo porta Christian Rocca a farla fuori dal vasino e a scrivere simili cazzate. Il problema non è lui e il suo ormai evidente delirio di onnipotenza (un tempo era bamboccio, ma anche credibile); il problema sono quelli che gli daranno ragione.

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