lunedì 23 agosto 2010

l'ipocrisia di Vito Mancuso, solita salsa all'italiana

Caro Direttore,

Caro Augias,

Spettabile Redazione,


ho trovato perlomeno specioso, se non addirittura offensivo nei confronti dei lettori, l'intervento odierno di Vito Mancuso: anziché prendere una posizione netta, nitida e precisa riguardo il lavorare o no per la Mondadori berlusconiana, ha chiamato in una sorta di correità di massa altri prestigiosi intellettuali "non berlusconidi" che - appunto - con il loro intelletto sono il fiore all'occhiello di un'industaria culturale che di culturale non ha più niente, né tantomeno un vestito così sofisticato da meritare cotanti fiori.

Questo continuare a gigionare intorno a una decisione che andava presa da tempo è un modo furbo per cercare di risultare ai posteri perlomeno neutri nella scrivenda Storia dell'Italia prossima post berlusconiana (ma non post berlusconizzata) che si sta presentando all'orizzonte.

Non approfondisco più di tanto due fatti estremi che in parte mi riguardano, ma tengo però almeno a precisarli sommariamente: tutti si lavora per un principe - è pacifico e ovvio; e il dipendente mondadoriano certo non ha il privilegio del potersi sottrarre al padrone con la stessa facilità con cui può e dovrebbe un intellettuale che gli presta nome e doti; io nel mio piccolo ho detto il mio bel "no" chiaro e forte alla Mediolanum, perdendo di fatto l'opportunità di percepire il triplo di quanto guadagno adesso, ma guadagnandone in limpidezza e credibilità perlomeno ai miei occhi molto esigenti (che non è poco) o "intransingenti" (come ebbe a scrivermi una volta proprio lo stimato Ezio Mauro).

È facile, cioè, rigirare intorno all'argomento e trovare sempre una fuga comoda per non dirsi e sentirsi dire che da tempo gli intellettuali DOVEVANO abbandonare il Berlusconi editore, perché la situazione era facilmente compatibile (quasi comparabile) a quella sorta di giuramento obbligatorio cui furono sottoposti i professori universitari ai tempi del Fascismo. Lì era cosa palese, ma anche più difficile da combattere; qui era ed è impalpabile, ma le possibilità di sottrarsi a un simile equivoco c'erano, ed esprimersi attraverso un gesto così eclatante e eticamente doveroso avrebbe significato anticipare di molto tempo la crisi del modello berlusconiano che invece sta vacillando solo grazie a opportunistiche fronde interne.

Ma se volessimo restare nelle argomentazioni più spicciole, il romanesco che è in me esce con foga dallo stomaco e si chiede: ma questa Repubblica sempre così attenta e specifica nel cogliere in fallo la moralità altrui, che cosa sa dire ai suoi lettori quando metà dei suoi intellettuali lavora anche per la controparte? Non è forse un po' troppo facile fare le pulci agli altri e ignorare le proprie?

È un discorso che ho affrontato in parte anche con Michele Serra a proposito della Rai (dove peraltro lavoro), che prima ha accettato la tenzone e poi si è dileguato: siamo così pronti e forti nel denunciare la distruzione di una cultura assoluta per mano dei "berlusconidi", quando sotto sotto in realtà stiamo difendendo solo la nostra di cultura, e i componenti la nostra "cricca" di intellettuali - e di potenti che li proteggono - che, per restare nella mia esperienza diretta, di vittime ne hanno fatte in Rai tante quante il berlusconismo imperante.

Insomma, e concludo, la decisione di dire "no" al berlusconismo anche abbandonando la Mondadori (e i suoi simpatici corridoi così ben descritti dal Mancuso nostalgico) era cosa da prendere da tempo, quando ancora il mare era in tempesta. Adesso sa tanto di una solo verbale proclamazione di una fuga (sempre che anche gli altri facciano la stessa "scenetta") da una barca che non solo non affonderà ma che nonostante tutto sopravviverà proprio grazie alle leggi furbe del padrone.

Tutto questo dalle mie parti si chiama "ipocrisia".

Un caro saluto,

Alessandro Loppi

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mancuso ha sollevato un suo problema di coscienza e ritengo che un teologo, quando parla di coscienza, lo faccia in buona fede.
Ma la coscienza è individuale e questa sua velata "chiamata di correo" francamente non mi è piaciuta. Agisca come creda (abisit iniura verbis) e lo dica con chiarezza. Per sè.
luca santoro

AL ha detto...

Caro Luca,
grazie del commento.
Mi fa piacere che anche tu abbia colto quest'aspetto: da solo mi sentivo un po' ridicolo.
Saluti,
Alessandro