mercoledì 25 agosto 2010

quasi ve la meritate

Stradina di campagna, tecnicamente chiamata anche "servitù"; cioè antico confine tra poderi diversi, riconosciuto da entrambe le parti come possibilità neutra di transito. In Italia ce ne sono a migliaia, e l'antica DC per non far litigare nessuno, per costruire strade moderne e verosimilmente dritte o comunque dal tragitto più breve, raramente espropriava. Ecco perché molte strade del sud sono tortuose e dalle indicazioni irritanti.
Ripeto, stradina di campagna. Sono con una Ypsilon affittata, ultimo modello, risponde bene ai comandi (picchia un po' in testa e ha una terza bradiposa; ma poco importa). Sarebbe a due sensi, ma la corsia è unica, sabbiosa e molto stretta. Ergo, prudenza. Tanta prudenza. Anche per uno come me che per diletto superò da gioavinissimo una sorta di esame di guida sicura con Adamich in persona.
Da lontano scorgo un Tir provenire dal senso opposto. Avete capito bene: un Tir. Dentro una striminzita stradina di campagna passa un Tir con tanto di rimorchio! Mi ha visto sicuramente. Ma non rallenta neanche un po'. Non gliene frega nulla. Assolutamente nulla. Perché la sua natura gli impone di fregarsene altamente del prossimo. Il prossimo non esiste. Scorgo a cento metri sulla destra una minuscola rientranza. Mi ci fiondo accelerando, perché intanto il Tir non vuole saperne di rallentare, questo grandissimo figlio di una troia. Non gliene frega nulla. Assolutamente nulla. Perché la sua natura gli impone di fregarsene altamente del prossimo. Riesco ad appiccicare la mia auto al muretto del podere, il più lontano dalla strada. Il delinquente passa così vicino che l'Ypsilon dondola. Dondola!
In questi giorni di vacanze siciliane, portopalesane, ho (ri)conosciuto uno dei possibili fertilizzanti della Mafia e di cui la Mafia non è certo responsabile, ma semmai felice spettatrice: il totale disprezzo da parte dei siciliani di ogni forma possibile di regola.
Tutto è dovuto, ma niente è doveroso.
Perché si vive sempre in una forma di remissività attiva: violento i tuoi spazi finché tu non reagisci nelle forme e nei modi che io interpreterò eventualmente e temporaneamente superiori alle mie ulteriori possibilità di reazione. E allora poi si trova un compromesso più o meno esplicito. Un gioco costante e continuo di strategie gestuali, mimiche e dialettiche che hanno nell'indegnità della guida il paradigma esemplare più immediato ed azzeccato.
Guidano come perfetti assassini, sorpassando nei modi più inimmaginabili, interpretando la strada e la presenza degli altri mezzi come un manifesto della vita quotidiana.
Eppoi costruiscono come e dove vogliono.
Buttano immondizia ovunque e comunque.
Scempiano la natura in modi che neanche in Brasile ho visto.
Qualcuno potrà pensare che sono razzista. Francamente non me ne frega nulla. Onestamente in questo marasma menefreghista non ci vedo il disagio per la presenza della Mafia: buttare l'immondizia nel cestino anziché per terra non è certo un affronto per la criminalità, ma un segno di civile pensare alla comunità e a se stessi. Sapete quanto interessava a Totò Riina che un siciliano guidasse bene la sua auto? Nulla. Quanto lo preoccupava? Nulla.
È che come al solito un dramma sociale diventa alibi, e con la "scusa" della Mafia la Sicilia soffoca nella maleducazione autorizzata dei suoi abitanti. Per carità, automobilisticamente parlando sono comparabili ai pugliesi, ai greci o ai portoghesi... ma lì hanno almeno il pudore di starsene zitti, o di ammettere di essere dei pessimi guidatori. Punto e basta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciao, ho letto l’articolo sulla scuola guida siciliana. Specularmente, trovo la tua descrizione attinente anche alla guida libanese, che conosco molto bene.

Poche riflessioni:

1) l’educazione civica non c’entra con la criminalità ( concordo con te).

2) l’educazione civica, quando non è nel DNA, la si deve imporre con la forza.

3) Certi popoli, per attitudine, meritano solo di essere comandati. Purtroppo questo, nei tempi andati ed oggi con il Magnaccia Televisivo Egoarca (come definito da un giornalista), riguarda non solo la Sicilia ma gli Italiani. Se la nostra storia è fatta di Comuni, di liti e guerre per striscette di terreno, di dominazioni le più varie………un motivo ci sarà.

4) La prossima estate, se qualcuno in più preferirà una bella passeggiata in Trentino invece che rimirare le bellezze della Trinacria, allora ……..meno entrate , meno turismo, meno lavoro per i discendenti della Megale Hellas. Chi ci guadagna?


Ciao

Andrea