giovedì 2 settembre 2010

quando il cinema perde i suoi più intimi amici

Nel giro di due mesi ci hanno lasciato Bernard Giraudeau, Bruno S. e Alain Corneau.
Il primo ha interpretato decine di film in maniera sempre eccelsa, balzando però nella nostra memoria con Un affare di gusto e poi - soprattutto - con Gocce d'acqua su pietre roventi. Film potenti nella trama, un po' deboli nella messa in scena, ma incredibilmente benedetti dalla presenza anche e solo scenica del nostro elegantissimo Giraudeau. Uomo ricco di sfumature e di capacità, sapeva centellinare le sue doti con rara dissimulazione, togliendo gli eccessi con noncurante facilità, regalando cenni di sapienza con distratta partecipazione.
Il secondo è stato prima il Kaspar Hauser e poi lo Stroszek del mio padre spirituale Werner Herzog, di cui vi ho parlato più volte. Ragazzo "maledetto" per eccellenza, Bruno S. è un esempio di come cinema e realtà possano incontrarsi in un mondo altro, e, passando per la strada del dolore e dell'autentico, sappiano emanare arte eccellente e di rara qualità.
Il terzo è il regista da film unico, perché tutti gli altri li dimentichi o non li hai mai visti. Tutte le mattine del mondo è infatti un film così totalizzante e potente che avrebbe svuotato qualsiasi gigante, figuriamoci un minuto e piccolo regista come Alain Corneau.
Di queste morti, e di queste opere, raramente si parla, perché un tempo le sensazioni erano cose intime e andavano condivise intimamente; da queste parti, in questi oggi sempre uguali e sempre urlati, l'intimità è diventata un evento volgare e le persone di classe o quelle complesse non trovano spazio neanche nelle cornicette dei giornali più audaci.
So long, Bernard.
So long, Bruno.
So long, Alain.

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