martedì 12 ottobre 2010

assente è chi malato dice

Un'ora fa mi ha telefonato l'Ufficio del personale per avvertirmi che ho superato il limite massimo di giorni previsti di malattia. Tanto che per gli ultimi due dei quindici giorni in cui sono stato in ospedale per un'operazione delicata, avrò lo stipendio dimezzato: da 38 euro netti a 19 euro netti al giorno. Sostanzialmente il mio prossimo stipendio si aggirerà sui 1,060 euro netti, anziché sui 1,100.
La cosa fa sorridere perché io in malattia ci vado per gli stessi motivi per cui l'azienda mi ha segnalato all'Inps e chiesto il nulla-osta all'Ufficio di collocamento, godendo cioè di alcune concessioni governative ad hoc: ci chiamano categorie protette, ci chiamano.
E come categoria protetta, poi, è evidentemente che porto con me involontari problemi che sicuramente comportano una certa facilità a stare male. Se poi questi problemi girano intorno anche alla fragilità ossea che due anni fa mi ha causato una frattura epocale, non è che allora potessi muovermi per poi evitare queste privazioni.
E quindi: se l'azienda mi punisce perché sto "troppo" male (peraltro non mettendo nessuno al mio posto, e bloccando di fatto il "mio" canale tematico), perché lo Stato non interrompe sincronicamente le facilitazioni previste per chi ha nel proprio organico le categorie protette? E se io sono/sarei/fossi una categoria protetta, come del resto vengo presentato, che differenza c'è tra me e chi protetto non è?
Tenendo conto che recentemente sono stato operato all'intestino, passando proprio per una certa parte, è quasi ovvio definire definire tutto questo una presa per il culo.


per l'immagine © Peter Callesen

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