venerdì 15 ottobre 2010

censura preventiva?

Morgan Palmas gestisce un blog di informazione e cultura letteraria, ospitato sulla piattaforma di blogging di Google. Tra il febbraio ed il marzo del 2010, Morgan scrive due post attraverso i quali racconta la storia di un plagio letterario che si sarebbe consumato in ambito universitario a danno di una studentessa da parte di due professori universitari. La sua correlatrice - stando alla storia raccontata a Morgan - avrebbe fatto propria la tesi di laurea di Maria Antonietta Pinna, laureata presso l'Università degli Studi di Sassari.
Nei giorni successivi alla pubblicazione dei due post, L'Espresso riprende la notizia e questo provoca la reazione della professoressa accusata di plagio che avverte l'esigenza di replicare, negando, naturalmente, quanto accaduto.
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Nelle scorse settimane, infatti, un Pubblico Ministero presso la procura della Repubblica di Ferrara prende carta e penna - si fa per dire - e ordina alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di acquisire presso Google Inc. "...gestore del sito www.sulromanzo.blogspot.com dei Files di log relativi all'IP ed ora di connessione per la pubblicazione degli articoli..." individuati con il loro titolo e la relativa URL di pubblicazione.
Nello stesso provvedimento il P.M. tuttavia va oltre e "dispone la cancellazione degli articoli di cui sopra".
Detto, fatto. La polizia delle telecomunicazioni procede e richiede a Google Inc. di fornirle i dati richiesti e di provvedere alla cancellazione dei due post.
Google - ricevuto per il tramite della Polizia il provvedimento del pubblico ministero su tanto di carta intestata della Procura della Repubblica di Ferrara - esegue.
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Quando in gioco c'è una libertà fondamentale come quella di espressione, il sistema non dovrebbe far affidamento sulla prassi virtuosa dei soggetti privati coinvolti, né sul fatto che, qualcuno, dall'altra parte dell'oceano, si ponga "scrupoli di coscienza" nella soppressione dell'altrui pensiero o opinione. Vale davvero così poco la nostra libertà di espressione online? Si può accettare che la scarsa conoscenza delle dinamiche dell'informazione online e una buona dose di approssimazione nell'uso delle parole - "cancellare" non significa "sequestrare" né "rendere inaccessibile" - possano determinare così gravi violazioni della libertà di manifestazione del pensiero di ciascuno di noi?
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