martedì 19 ottobre 2010

cristo e gesù, fratelli gemelli

Questo libro è una fregatura... ma non per chi lo acquista, ma per l'autore. Vuoi perché personaggio controverso (i suoi testi fantasy mal si attagliano con questa sperimentazione dottoblasfema), vuoi perché è arrivato dopo Saramago.
Mi spiego: questo Il buon Gesù e il cattivo Cristo è molto bello, specie se conoscete bene il Vangelo e anche i suoi testi considerati arbitrariamente (e ipocritamente) apocrifi. In più l'esplicita vis polemica arriva lentamente, quasi di soppiatto, magari sotto le cioce che avete parcheggiato accanto al divano per leggerlo meglio.
Un testo che si costruisce da solo e ad un certo punto segue una strada quasi apparentemente già scritta. Philip Pullman, insomma, sembra non faticare, e il lettore con lui. Però - e qui sta il punto - non esiste altro Cristo fuorché quello raccontato da Saramago: qualsiasi prima e qualsiasi dopo devono inesorabilmente fare i conti col capolavoro del grandissimo scrittore portoghese; e questo testo non è da meno.
Eppoi, sembra presuntuoso dirlo, è una lettura troppo liscia, e un certo discorsetto nodale ricorda troppo da vicino quello ben più corposo e concreto di Saramago.
Paradossalmente consiglio più ai credenti la lettura di questo testo, perché li costringerà a fare i conti con altre visioni, senza però sentirsi troppo male. Poi, certo, se avranno il coraggio, potranno avventurarsi con quello di Saramago. Ma intanto...

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