mercoledì 20 ottobre 2010

Fini, che ci fa o ci è

Lo stato di compromesso costante su cui sta lavorando Fini può sembrare incomprensibile anche a chi è navigato di cose politiche. Insomma, questo coraggio a corrente alternata sa tanto di strategia personalistica e non di attenzione per il dramma sociale, economico e lavorativo che stiamo attraversando da almeno due anni a questa parte. Non si può, cioè, immaginare un Fini dedito alla cosa pubblica quando poi si preoccupa di avallare - anche con l'attendismo - l'unica vera ed evidente preoccupazione berlusconiana: la Giustizia (con la "g" maiuscola, per ovvi motivi).
Sicuramente il tutto stride con quanto si può leggere in questi giorni su FareFuturo, che spesso sembra essere molto più avanti di certi gesti incomprensibili del leader di Futuro e Libertà.
Qua vi riporto un passaggio nodale; il resto lo trovate qui.
È come se avessimo fatto saltare un argine al disincanto e al distacco rassegnato con il quale si guardava da parte di tanti cittadini alla politica, rimettendo in movimento la speranza nella possibilità del cambiamento e nella fuoriuscita dal tunnel interminabile della “transizione italiana”. È bene tenere nella più grande considerazione questo elemento nelle settimane che precedono appuntamenti fondamentali per la nascita del nostro nuovo movimento politico. E allora va bene la stesura di un programma/manifesto, va bene l’individuazione di percorsi organizzativi, va bene la definizione di organismi e gruppi di lavoro, vanno bene le riunioni e gli approfondimenti.Bisogna però avere ben chiaro che due elementi sono imprescindibili e rappresentano il vero perimetro pubblico e politico della nostra nuova impresa e dello stato nascente della nostra identità: la coerenza e l’esempio.La coerenza nei comportamenti parlamentari su “temi sensibili” come legalità e giustizia: quindi una chiusura netta a qualsiasi ulteriore legge ad personam e un impegno a viso aperto per rendere operative immediatamente rigorosissime norme anticorruzione e antimafia. E poi la coerenza in un percorso aggregativo nel quale i mezzi devono essere adeguati ai fini, iniziando a tenere ben lontani facce e storie politiche legate a concezioni e prassi clientelari o comunque spregiudicate nella ricerca del consenso


per l'immagine © Peter Callesen

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