mercoledì 6 ottobre 2010

il senso della responsabilità

Nella cultura cattolica c'è un morbo comportamentale che, invece, in quella protestante è stato debellato con un lungo lavorìo prima culturale che religioso: il senso della responsabilità, con i suoi corollari del "qui e adesso" e dell'essere sempre chiari e nitidi (il tuo sì sia sì, il tuo no sia no, il resto è del demonio recita il Vangelo).
Anche perché la religione c'entra nulla; semmai, e arinvece, c'entrano impostazioni antropologiche che si sono ben sincretizzate con il cattolicesimo, quando si sono incontrate (o meglio ancora: quando si sono amalgamate senza scontrarsi o incontrarsi; semplicemente sentendosi attratte/compatibili/coesistenti l'una con l'altra).
Tenendo conto poi che la cultura protestante è più giovane di quella cattolica, l'aspetto religioso è - quindi e totalmente - da accantonare, così evitiamo ogni polemica su un mio eventuale attacco ai fedeli.
Nel post precedente, ad esempio, era ben chiaro come la ragazza "disabile" (tra virgolette perché è una categoria scema, prelomeno per chi non vede certe differenze) denunciasse anche un modo di essere tutto italiano che vive dell'egocentrismo totale: io parcheggio su uno scivolo per disabili, e non mi preoccupo assolutamente delle conseguenze del mio gesto; e non solo perché non mi è stato insegnato, ma anche perché la società stessa - ben prima del berlusconismo - mi ha certificato in maniera netta e limpida come nessuno debba dirmi cosa fare, soprattutto "punirmi" per un così marchiano gesto incivile.
A questo si aggiungono altri elementi ben difficili da riassumere in poche righe: il terzismo dello pseudo intellettuale che comunque trova una ratio a quel gesto (se non addirittura un morbido approccio per "contestualizzare"); il politico che per motivi elettorali non punirà mai l'incivile perché rappresenta una congrua minoranza (anzi, per me è una maggioranza); la difficoltà ambientale per chi vorrebbe punire, perché si troverebbe isolato ad applicare una sanzione, circondato com'è da tanti cretini.
E se questo è un esempio banale banale, non lo è il ricordare quanti e quali personaggi, nel nome del loro pisello mentale, abbiano costretto tutti noi a intraprendere strade oscure e dannose. E - ripeto - non sto parlando di Berlusconi (che è una gramigna sin troppo evidente ed eclatante), ma di tutti quei personaggi politici ed amministrativi che con le loro frasi, le loro scelte, il loro parcheggiare a cazzo di cane, hanno condizionato tutti quanti noi, il futuro nostro e dei nostri figli/nipoti.
L'ultimo gradino di questo scompenso (che in realtà sarebbe il primo) siamo proprio noi, singoli cittadini lamentosi e lamentevoli, che non abbiamo il senso della responsabilità non solo per le minuzie, ma anche per le grandi cose. Siamo capaci solo di recriminare e avere nostalgia, di allontanarci dagli errori altrui, ricopiandone però l'afflato e le intenzioni, di muoverci nel nostro moralismo ad orologeria senza pensare assolutamente che l'etica è una disciplina, che prevede rigore, sacrifici e coerenza.
Eppoi, si sa, recriminare e avere nostalgia ci trasforma solo in statue di sale: applicare, invece, la lezione dell'errore - e del pessimo comportamento - cercando di inserirlo abilmente e scientemente dentro l'agone del dibattito sociale, dovrebbe diventare quasi un imperativo categorico, un dovere civico.
Per questo disprezzo certi fighetti, certi politicanti, certi cialtroni insomma, e invece stimo personaggi coraggiosi come Vendola (attenzione: un ultracattolico): in lui sussiste il politico che sa indicare gli errori, che sa applicare il senso protestante del "cosa succede se agisco così?". Ecco perché è isolato, ecco perché è temuto: la sua zeppola è solo un pretesto (o forse è la sua omosessualità?).
Non stiamo passando un bel momento, anzi: sono convinto che questo nostro modo balordo di usare tecnologia non ci aiuterà a capire realmente quanti e quali danni culturali e sociali abbiamo abbattuto sull'Italia in questi ultimi lustri, distratti come saremo dall'inseguire il virtuale anziché il reale.
Però mi piace pensare - ancora e disperatamente - che se un politico avrà il coraggio di denunciare e biasimare lo stronzo che parcheggia sugli scivoli per invalidi, gli elettori lo voteranno, anziché evitarlo com'è accaduto finora.

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