lunedì 18 ottobre 2010

l'Italia calcistica che (s)ragiona al contrario

Bisogna sempre seguire i dettagli, le minuzie, le cose che finiscono in fondo al giornale, relegate in una notizia corniciata e di poche righe: Casini è contrario a una legge contro l'antisemitismo, perché - secondo lui - così si rischierebbe di avvicinarsi troppo al confine che c'è tra antisemitismo e libertà di opinione.
Orbene, uno può pure sentirsi libero di essere antisemita, ma io sono libero di spaccargli la testa...
Certo è che la notizia calcistica del giorno fa quasi impressione. Senza che io la commento, vi basta leggere i due estratti. Il resto è silenzio, ma certo non disarmato.
Un nuovo problema investe il calcio italiano. In vista della partita di San Siro contro l'Inter della settimana prossima per la Champions League, il Tottenham ha avvertito i suoi tifosi di non portare allo stadio bandiere con la stella di David. L'avviso è da ieri sul sito del club londinese, con la motivazione che le autorità di polizia italiana hanno emesso il provvedimento, apparentemente per ragioni di sicurezza. Ovvero, in sostanza, nel timore che il simbolo dell'ebraismo e dello stato di Israele possa attirare attacchi e violenze contro la tifoseria del Tottenham da parte di tifosi dell'Inter o fanatici antisemiti.

[...]
Ma evidentemente le autorità italiane, dopo il caos di Genova, temono altri incidenti. Anche se, in questo modo, l'impressione che trapela, specie all'estero, è quella di un calcio italiano incontrollabile, in cui i violenti fanno quello che vogliono e un simbolo pacifico deve essere nascosto per non offendere i facinorosi, gli antisemiti, i razzisti.
Shalom.

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