lunedì 15 novembre 2010

gioventù in arrivo

Siamo in una scuola bene di Roma, frequentata dai figli delle migliori famiglie borghesi sia di destra che di sinistra.
Accade però che un rampollo della prima media rinchiuda nel bagno un coetaneo: lo libererà solo in cambio della paghetta. Ci sono altri bimbi testimoni, o che ridono o che non reagiscono per tanti motivi che non ha senso sviscerare (l'eta conta).
La vittima cede ma racconta tutto al preside che affida l'indagine alla maestra di quella classe. La signora però non ha l'accortezza di studiare una strategia che non generi altri problemi, e chiede agli alunni il fatidico "chi sa, parli". Attenzione: non invitando i potenziali testimoni a farsi vivi in separata sede, ma davanti a tutti gli altri.
A quell'età si è ingenui, e molto. Due bambine si alzano e riferiscono il nome del bulletto. Punizione blanda per tutti (perché comunque moralmente consapevoli), molto dura per il bulletto.
Suo padre, però, non si sa come e non si sa con quale autorizzazione, appena terminata la giornata di lezioni, si apposta fuori dall'aula e aggredisce verbalmente le due minuscole testimoni, minacciandole e insultandole. Attenzione: non punisce il figlio colpevole e stronzetto, ma minaccia due bambine indifese. Che ovviamente piangono e si spaventano.
Il preside non ha proferito parola alcuna. La maestra men che meno.

per l'immagine © Peter Callesen

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Alessandro,
quello che racconti sulla scuola fa rabbrividire.
Evidenzia, se mai ce ne fosse ulteriore bisogno, come una gangrena di comportamenti e di usi violenti e "bulllisti" si sia impadronita della vita ordinaria civile, deturpando il patrimonio di educazione civica e di etica del rispetto cui dovrebbe ispirarsi ogni azione del cittadino. Ancora di più quando il cittadino è genitore.
Però ora basta, con i consigli da buonisti cattocomunisti, basta - come tu hai sostenuto nella tua pungente ed amara riflessione all'indomani dell' omicidio OMICIDIO del tassista milanese - con i distinguo e le giustificazioni. Quel genitore così premuroso sappiamo che ha ispirato il suo modello educativo ai: furbetti del quartierino, qualche troglodita calciatore, qualche Sandokan disperso tra la cronaca, qualche nostro politico manganellaro. Allora che ci sia una denuncia esemplare dico ESEMPLARE.
Forse un buon scappellotto di una volta farebbe bene. Ovviamente non ai fanciulli: al preside, alla maestra, al solerte genitore.
Sai cosa dispiace, caro mio, che per difendere e promuovere l'etica del rispetto ed i valori della Costituzione anche noi, "romantici" cittadini che crediamo ancora nel progresso dell'umanità, CI SIAMO ROTTI IL CAZZO. E NON SIAMO PIÙ DISPOSTI A TOLLERARE ANCORA.
Pensi bene quel genitore, se avesse l'intelligenza e direi l'accortezza che non gli è propria, che quel fanciullo/a stronzetto/a un giorno potrebbe subire l'effetto della matrice culturale a cui è sottoposto e di cui vede l'esempio. Per esempio usando qualche pasticca, oppure infilzando qualcuno allo stadio oppure cedendo alle lusinghe di qualche Papi.

Ciao
Andrea