domenica 28 novembre 2010

il fine del mondo

Ricapitolando:
  • venerdì riportavo una buona osservazione di Ferrara - condivisibile o no poco importa: "Wikileaks cerca di rompere questo equilibrio fatto di cose che si possono sapere e di cose che è nell’interesse di tutti non dire. Con le sue massime moraliste sulla democrazia a cielo aperto suscita in realtà più conflitti di quelli che si propone di fermare"
  • sabato Sofri figlio scriveva che "in sei mesi Wikileaks è diventato un brand, un’idea che fa paura e suscita attese ed eccitazioni. Per molti giornali la sua fama supera la comprensione delle sue attività: lo scooper prevale sullo scoop [...] non è pubblicare con successo scoop pazzeschi il suo fine, quello è il mezzo. Il fine è fare in modo che i governi, le istituzioni, i poteri, sappiano che non possono essere certi della segretezza delle loro scelte [...] Che questo sia bene o no - le faccende sono sempre complicate - è in discussione: ma Wikileaks ha vinto"
  • nel mio piccolo, il 25 ottobre scrivevo: "il gioiello creato da Julian Assange è la dimostrazione di quanto il giornalismo ufficiale (ma anche quello che non si dichiara tale) abbiano fallito, tanta è la forbice tra le verità che crediamo di conoscere e quelle che stanno venendo a galla [...] Questo modo di fare informazione tramite documenti segreti, carpiti non si sa da chi, consegnati non si sa perché, che poi magari sono una parte del tutto, che forse e alla fine non vanno più a fondo di quanto potrebbero... insomma, io non mi fido di Wikileaks"
Adesso mi viene da concludere: "ma chi se li andrà a leggere tutti quei documenti? Magari ci sarà una gara all’interpretazione di una parte, per poi essere sconfessati da chi avrà interpretato l’altra"Ci aspettano notti insonni.

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