giovedì 25 novembre 2010

il presepe della Rai

Amo quest'azienda come fosse una figlia, ma ogni tanto fa delle cose che neanche un'adolescente si sognerebbe di fare.
Ci sbandierano davanti una crisi aziendale, spesso con parole disarmanti, sempre con il monito del ridimensionamento aziendale che potrebbe colpire ogni singolo futuro lavorativo di ogni singolo dipendente. Nonostante sia ormai prassi rivolgersi a società esterne, a nessuno viene in mente che proprio lì potrebbe iniziare il risanamento di questo monumento nazionale. E a nessuno viene in mente che il management dovrebbe essere lontano da ogni collocazione politica (in entrata e in uscita). E a nessuno viene in mente di valorizzare le immense qualità potenziali che sono insite nelle nuove tecnologie.
Ma a qualcuno è venuto in mente di installare un enorme presepe qui a via Teulada (nella piazzetta stranota all'immaginazione di tutti), di quelli che quasi raggiungono per dimensioni quello di San Pietro.
Se la prima domanda pare pretestuosa - dov'è andata a finire la laicità dell'azienda? - l'altra è invece legittima e preoccu-pata/pante: perché spendere tutti questi soldi in questo modo? Era proprio necessario?
Ovviamente l'azienda risponderà che è una tradizione, che ormai è diventata cosa laica, che è necessario regalare agli italiani il legittimo conforto spirituale come anche il prevedibile calore della tradizione. Oppure che il mio è un attacco alla religione, che uso questo episodio per mortificare un'azienda in perenne occhio del ciclone, che mi appiglio a qualsiasi contraddizione per dire la mia e per farmi notare, che il debito che la Rai ha con il sottoscritto corrisponde alla presumibile spesa affrontata per questa costruzione.
No: a me, invece, vengono in mente i ragazzi di ieri. Senza un futuro, senza un diritto allo studio serio e profondo, senza la possibilità di farsi una famiglia e anche di godere di spese futili. A me vengono in mente i sacrifici delle famiglie italiane, i sacrifici degli extracomunitari, i sacrifici di chi ha solo la televisione come unico svago e momento di evasione.
E noi rispondiamo a questa gente con uno spreco così inutile? Che peccato.

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