martedì 16 novembre 2010

io ve ne andrei

Ieri sera, più dell'altra puntata, si è avuta l'esatta percezione di cosa non va in Vieni via con me: il conduttore, Fabio Fazio cioè. La sua retorica a buon mercato, quella falsa modestia ricca di qualunquismi, e una buona dose di faccia tosta, mal si attagliano con l'ingenuo Saviano.
Provate a rivedere sotto questa nuova luce l'intera puntata che (eroicamente, è il caso di dirlo) i miei ottimi colleghi (precari) hanno messo online pressoché in diretta, e vedrete come la non-luce di Fazio oscuri pedantemente e costantemente ogni possibile afflato. E forse quel suo palese nervosismo (così evidente nel suo masticarsi continuamente la bocca) ne restituiva un'inconsapevole consapevolezza.
Certo è che la cosa è nata male già con la battuta "non avevamo previsto che l'erede dei Savoia vincesse Ballando con le stelle": forse che Fazio non vuole ricordarsi che è stato proprio lui a sdoganarlo tre lustri e passa fa? Forse che il suo televisionismo/revisionismo così buonista fa finta di non ricordarsi certe sue costanti provocazioni analoghe?
Il problema è sempre lo stesso: se una persona è macchiata di un qualsivoglia "peccato originale" (intendiamoci: oggettivo e non inventato dal sottoscritto) non può dimenticarsene e non può far finta di niente; ma soprattutto noi altri non dobbiamo dimenticarcene mai.
Del resto quando Saviano fa il Saviano, risulta credibile, competente e coraggioso (il momento sulla 'ndrangheta è da antologia); appena si butta nelle facili parole di denuncia da salotto, sembra la copia calva di Fazio stesso.
Non conosco i dati d'ascolto (e neanche voglio testarli, perché non ci ho mai creduto), ma sono sicuro che la trasmissione non sia cresciuta più di tanto, anzi.
Pessimo Paolo Rossi, inguardabili Bersani e Fini (quest'ultimo, va detto, ha imparato molto bene la lezione di Blair).
Insomma, sono andato a letto presto, e quant'ho rivisto adesso online mi ha convinto che purtroppo ho ragione.


qui la mia critica alla prima puntata

3 commenti:

Bos ha detto...

Mi rintempra leggere almeno qualcuno che la dice onesta su Fabio Fazio, davvero insopportabile. Una finta modestia da bravo cittadino discreto, l'aria di quello che passa di lì per caso e proprio non ce la fa a non indignarsi e a sfidare coraggiosamente il regime con le piccole parole di buon gusto, quando, per l'appunto, non solo lo sdoganamento del Savoiardo, ma tutta la sua carriera è come minimo quel pelino ambigua. Finché faceva puro intrattenimento lo si poteva derubricare. Ma fare il campione della tv impegnata con quell'aria da pretino laico lo rende indigesto. Peccato per Saviano.

Su Rossi (che da poco ho visto invece efficacissimo a teatro) va detto che non c'è stata praticamente prova (sabato non aveva nemmeno idea della scaletta della puntata, quindi di cosa veniva prima e dopo, il che ovviamente conta) e il testo è stato ritagliato, incollato e deciso all'ultimo. Vabbe', purtroppo s'è visto.

Marco D ha detto...

Ciao Alessandro,
perdona se torno su questo a distanza di giorni, ma volevo rispondere con un poco di calma agli appunti che facevi anche dalle mie parti, e finalmente ora posso farlo (mi scuso in anticipo per la lunghezza del commento).
Sinceramente non comprendo l'acredine nei confronti di Fazio. Certo non si tratta di un eroe, e forse nemmeno come hai puntualizzato te, di un artista.
Ma credo che, dopo anni di lavoro e diversi programmi fabbricati dal niente, in spazi di palinsesto spesso asfittici e impervi, gli vadano riconosciute le qualità del buon artigiano.
Non un rivoluzionario, non uno sperimentatore, ma quasi mai i grandi artigiani della tv generalista lo sono. Piuttosto un abile riciclatore di cose che stanno nell'etere e che riesce ad afferrare con una certa sensibilità prima degli altri.
Sul merito, sui contenuti, e forse pure sulla forma potremmo discutere fino al 4000 D.C.
Quello che tu chiami qualunquismo, io lo considero misura del senso del comune e non la trovo (del tutto) deleteria.
Quella che tu giudichi ipocrisia, per me è garbo, apprezzabile proprio perché manca nel resto (in una gran parte) della tv sguaiata raiset.
Ed anche sui contenuti, credo che andrebbero distinte le responsabilità del singolo e del sistema.
Piccolo esempio: tu rimproveri Fazio per aver creato "il mostro" Emanuele Filiberto. Io invece gli riconosco il merito di aver creato un personaggio surreale ("il principe") che nel contesto originale di "Quelli che il calcio" funzionava bene, era persino apprezzabile.
L'evoluzione successiva attiene l'utilizzo che il sistema ha fatto del personaggio e lo scarso acume dell'attore chiamato a interpretare quella parte. Non è stato Fazio a creare Emanuele Filiberto. E' stato Emanuele Filiberto ad aderire alla caricatura richiesta nelle arene gilettiane post-costanzesche o nei caco-cafonici sciò di Pupo.

Grazie per l'ospitalità.

AL ha detto...

Grazie per la civiltà con cui esprimi le tue idee.
ovviamente non sono d'accordo con te, e dico "ovviamente" perché su Fazio il mio giudizio è totalmente negativo, dettato sia da esperienze personali, che da una conoscenza della sua persona, entrambe ben riassunte dal pezzo di MicroMega cui rimando in questo e nell'altro post.
Il problema di fondo è che non ci si rende conto del danno anche storico che comportano certe scelte affrettate. Il messaggio, cioè, che si rimanda rivalutando quella nullità del Filiberto, è che tutto è emendabile grazie alla tivù. Un po' come quando Ciampi provava ad anticipare i tempi parlando di una "memoria condivisa" che in Italia non è mai esistita e non esiste.
A livello utilitaristico questa trasmissione conviene: ma è un gran peccato che si debba arrivare a tanto per fare una cultura "antiberlusconiana".
Saluti e grazie,
Alessandro