lunedì 8 novembre 2010

la morte dei gladiatori

Curioso che Napolitano si sia indignato sabato per il crollo dei gladiatori del passato remoto, quando venerdì era stato zitto zitto quando Berlusconi aveva violato l'articolo 3 della Costituzione presente, insultando una categoria sessuale di esseri umani e di fatto avallandone fobie e pretese discriminanti.
Il nostro è un presidente veramente curioso, tipo quegli amministratori di condominio prossimi alla pensione che vengono lasciati là solo come strategica gentilezza, e che assistono silenti alle scorrettezze dei più arroganti, e che solo se gli tocchi la schiena citano principi a memoria senza contesto e fuori da ogni logica.
Ho sempre temuto i miglioristi dell'antico Pci, ma non sapevo motivarne un perché pratico a chi non fosse avvezzo alla dialettica interna al partito; adesso Napolitano con il suo comportamento mi sta dando una mano. Ne avrei fatto volentieri a meno.
E del resto la sua indignazione è fuori luogo per un motivo molto semplice: dove stava lui quando l'intera classe politica del passato (e quelle del presente) ignorava di fatto le potenzialità culturali e archeologiche del nostro territorio? Questa è la terra dei matrimoni con pizza-e-fichi, dove s'inaugura un mostro come l'Auditorium di Roma, con ritardi alla consegna, con un'acustica da Terzo Mondo e con infrastrutture ridicole e insultanti. Se non siamo capaci di fare un Auditorium, figuriamoci se siamo capaci di rispettare un patrimonio che fa rabbrividire per la sua bellezza e vastità.
Da sempre ci sono tagli contro la cultura. Da sempre!
Non c'è un governo illuminato che si ricordi! Uno che fosse uno.
E l'uscita di Bondi è quantomeno una sorta di martellata finale contro le rovine fumanti di Pompei: ma chi crede di prendere in giro? Ovvio che non si possa dimostrare praticamente le sue responsabilità (a meno che di notte non si sia messo lì con un maglio tipo Goldrake); ma le sue responsabilità etiche ci sono tutte, e neanche vanno dimostrate. Basti pensare a come si sta sbriciolando il paese in cui viviamo.
E se anche il Tg1 minzoliniano ieri sera ha fatto una timido servizio contro le inerzie comunali-provinciali-regionali-statali-ministeriali che hanno annientato i nostri gladiatori, forse il segno è stato superato anche tra chi aveva gli occhi foderati di prosciutto.
Per questo propongo Bondi for president: diamogli tutti i poteri del caso, e vediamo cosa sarà in grado di fare. Provare non costa nulla, anche perché peggio di come stanno oggi le cose non potrebbe certo andare.

per l'immagine © Peter Callesen

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