martedì 2 novembre 2010

l'esempio di Blair

Leggere l'autobiografia di Tony Blair è illuminante, e non tanto per le sue idee più o meno condivisivibili, ma perché viene fuori una visione della politica che noi neanche saremmo capaci di sognarci.
Lui aveva delle idee, più o meno forti, più o meno grezze, ne parlava con i suoi, e tutti insieme le portavano avanti. Nessuno che si fosse mai sognato di contestare il leader (che a quel che mi consta non viene certo eletto con farlocche primarie). Nessuno che si mette di traverso, o fa d'alemate o veltronate o bertinottate di sorta. Il leader era lui e andava appoggiato. Punto e basta. Costi quel che costi. Ovunque e comunque.
Il problema italiano non sta tanto nel furbo evocare il fascismo di fronte all'idea di una persona più o meno "forte". Il problema è che invece noi per "forte" intendiamo un violento, cafone e arrogante, e non quindi una persona autorevole.
L'asservimento mentale che abbiamo per tutte le attitudini possibili ed immaginabili, non ci consentirà mai e poi mai di capire quanto sia invece necessaria una persona autorevole, limpida, credibile, dedicata agli altri, laica e moderna, democratica ma ferma e decisa.
Blair ha fatto la Storia con la "s" maiuscola; noi siamo ancora un'espressione geografica, come usava sbeffeggiarci Metternich (2 agosto 1847, qualche giorno fa).

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