venerdì 26 novembre 2010

l'ombra di noi stessi

È un bel po' ormai che si respira un'aria veramente strana, quasi vibrante, comunque ansiogena. È come se tutti fossimo in attesa di qualcosa. Poi magari è solo una mia impressione, perché forse intravedo negli altri un mio sentimento (peraltro indipendente da quanto mi accade intorno).
Il mio unico timore è che alla fine il botto che ci sarà, porterà verso un abisso piuttosto che verso la luce.
Non è solo una visione politica (disastrosa e disarmante, ammettiamolo) o sociale (girare tra gli automobilisti romani diurni di Roma, sconforterebbe anche il Dalai Lama); è proprio l'aria che si respira che preannuncia uno scirocco letale, un'umidità pesante e pensosa, un allerta pericoloso e insidioso.
E quello che proprio non mi va giù è questa sorta di rassegnazione al male, all'ingiusto, al dannoso. È come se dietro la nostra attitudine al cercarci sempre le peggiori persone che ci rappresentino, ci sia la voluta volontà di affondare.
Si dice sempre che di fronte alle difficoltà gli italiani diano il meglio di loro. Ecco, sto cominciando a dubitarne.

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