mercoledì 3 novembre 2010

sare(m)mo tutti gay

Gli antichi frequentatori di questo blog, ricorderanno un mio acceso scontro con un idiota, fiero oltretutto della propria puzza (il suo nick la contemplava esplicitamente). In sintesi ci eravamo conosciuti perché avevamo scoperto di avere un amico comune, ahilui gay, purtroppo morto di Aids, e che nel suo percorso verso la morte aveva trovato egoismi e difficoltà di ogni tipo, complice determinante anche la sua fifa per tutto ciò che è medicina.
E se qui potremmo aprire biblioteche che illustrerebbero sapientemente lo schifo strutturale su cui versa la nostra Sanità, tanto vale continuare invece sul "dietro le quinte" che caratterizza le ributtanti battutacce del nostro omino a forma di premier, perché il caso che sto brevemente illustrando è un paradigma palese.
Se ben ricordate additai al Signor Puzzo anche una sua responsabilità morale sulla morte del nostro comune amico. Accusa gravissima, ma motivata da un fatto sostanziale: il Signor Puzzo sapeva che il nostro comune amico era gay, sapeva in più che era deriso da tutti quelli del suo paese (cosa che lui neanche immaginava; anzi, si riteneva "protetto" dal pubblico ludibrio), e sapeva che l'isolamento che il nostro amico reputava figlio di un'invidia tutta paesana (isolamento che comunque lo aveva fatto soffrire), in realtà era conseguenza delle dicerie sulla sua omosessualità.
E il Signor Puzzo se n'era bellamente fregato le mani. Non mosse mai un muscolo che fosse uno. La cosa più grave è che, quando ci incontrammo per la prima volta, mentre spilorciava una mia birra, mi diceva "non capisco, non capisco proprio come ci si possa sentire così isolati, tanto da (non) agire così".
Se le responsabilità del Signor Puzzo si fermano qua, consegnano però un lugubre testimone agli amici gay del nostro scomparso, che invece sapevano sia che fosse gay (e fin qui...), ma anche che era sieropositivo, e da almeno dieci anni!!! E non fecero nulla, ma proprio nulla, sia per dircelo (e quindi per chiederci aiuto, oltretutto la mia fama di "gay ad honorem" avrebbe superato ogni addebitarmi chissà quali preconcetti), sia per portarlo da un medico ed iniziare la terapia.
Il motivo? Egoismo e paura. Egoismo e paura. Egoismo e paura.
Dove voglio arrivare?
Semplice e facile: tutti quelli che ieri hanno riso per quella battuta, tutti quelli che in cuor loro approvano e accettano quella mentalità pseudoreligiosa, profondamente cattolica, disperatamente antievangelica, tutti quelli che godono nel vedere soffrire un gay, godono nel non farlo sposare, nel non fargli vivere i suoi diritti che sono esattamente uguali ai miei e ai vostri... tutti questi amici di Casini e Rutelli, insomma, lo sanno cosa stanno facendo?
Lo immaginano?
Capiscono che stanno continuando ad uccidere questo mio amico così come tutti quei gay e quelle lesbiche che ogni santo giorno vengono derisi, reclusi, ghettizzati, offesi, umiliati di ogni diritto?
E Napolitano, ancora lui, ancora una volta, anziché firmare alla cieca e a spron battuto, anziché fare visite ai dittatori cinesi, anziché sparare frasi vuote e pilatesche ("Il senso di unità prevalga sulle tensioni", ha detto oggi a ridosso del caso Ruby, mapperfavore) cosa aspetta a pretendere che la Carta dei diritti dell'uomo e la nostra Costituzione vengano veramente applicate e rispettate?

per l'immagine © Peter Callesen

Nessun commento: