martedì 30 novembre 2010

vieni zia con me

Si è conclusa ieri la sarabanda faziana con la ciliegina pregevole di un Saviano evidentemente stanco e comunque poco in forma.
Peccato.
Le sue due analisi (sul terremoto aquilano e sul valore della Costituzione) sono sembrate più un elegia/elogio da scrittore che da giornalista, con punte di retorica affabulatrice efficaci e una tendenza al televisionismo professionale che paradossalmente non gli appartiene. Pur nella sua stanchezza, insomma, Saviano ha dimostrato di saper fare anche televisione. Il che, a volte - come in questo caso, sacrifica certi aspetti profondi. Ma va bene anche così: l'importante - lo ripeto - è che ci sia pubblico, sensibilità, e (magari!) voglia di riscatto.
Totalmente fuori registro Dario Fo, un po' troppo leggera ma sempre commovente la Tobagi (se poi qualcuno avesse l'onesta di ricordare i nomi degli assassini del papà, dimostrerebbe un po'di coraggio), De Gregori mi ha sbagliato canzone (meglio La storia siamo noi, no?), Piero Grasso ha offerto un ottimo compendio sulle inazioni degli ultimi governi italici (tutti).
E poi: grandi Elio e Cornacchione, meno la Gabanelli (la piantasse di fumare nei corridoi), quasi irritante Don Ciotti.
La perla è stata Stefano Bollani - per quel poco che gli hanno fatto fare, che anche quando suona al citofono fa cose che voi umani eccetera.
Fazio ha avuto l'ardire di dichiarare che "siamo il primo programma già nel dopo Berlusconi". Tolto lui (cfr sempre il ritrattino di MicroMega), forse sì.
Se da una parte ribadisco che se questi sono gli unici strumenti che abbiamo, usiamoli, punto e basta; dall'altra non mi stancherò mai di ripetere che questa televisione antiberlusconiana nulla toglie e nulla aggiunge all'italianità. Ieri si chiamava Mussolini, oggi Berlusconi, domani chissà: finché cioè ci ostineremo ad additare solo i difetti altrui, ignorando i nostri, la gramigna continuerà perlomeno a sopravvivere, se non a riprendersi i suoi spazi, come ha fatto durante il Ventennio di allora e il Diciasettennio di adesso.
Sarò l'unico coglione a pensarlo, ma io la vedo così, e non riesco proprio a convincermi del contrario.
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per l'immagine © Peter Callesen

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