martedì 21 dicembre 2010

domani nella battaglia pensa a me

Il titolo forse è pesante, magari irresponsabile: ma non c'è niente di più bello che avere pochi anni di adolescenza tra le mani, e usarla per sorridere e per lottare per le proprie idee. È un dono di Madre Natura che dobbiamo stringere forte forte prima che voli via nell'incuria dell'essere adulto, quando la Memoria per le cose belle viene sostituita dalla Rabbia e dall'Accidia.
Nei passati consunti dal tempo, le lotte erano espresse in maniera forse più virile, ma sicuramente meno consistente; o comunque la soddisfazione di poter veder trasformata la poesia in una prosa altrettanto coerente, era cosa rara e privilegio di pochi. In fondo la Storia è fatta più di Teano che di Bastiglia: alla fine ci sarà sempre qualcuno che prenderà in mano i nostri ideali per farne scempio o banale archiviazione per le parate future.
Questi ragazzi, però, e forse tutti i ragazzi dagli anni '90, non sono intrisi di ideologie facili, o magari lo sono ma nella forma più retorica e nostalgica, dove neanche sanno cosa sia stato veramente un Che Guevara o un Kennedy.
Certo è che in due anni hanno promosso proposte, idee concrete, valori, visioni spesso più pragmatiche di quelle di noi "grandi", dettati non solo da una civile fermezza, ma anche dalla consapevolezza concreta che il loro futuro è come cenere di una sigaretta fumata da altri: non hanno in mano niente se non la propria ambizione. Il resto non esiste più.
Questi diciasette anni di trigliosa dittatura berlusconide, ben oltre il berlusconismo e Berlusconi, ha di fatto tolto ogni essenza alle cose belle che ci circondano, rendendo ridicolo persino un sorriso come anche parole nobili come "libertà", "popolo" e persino il più prosaico e calcistico "forza Italia".
Questi diciasette anni di nulla e di nebbia acre, di un centrosinistra attaccato alla propria pochezza, di un centro sempre teso a farsi invitare nelle tavolate più comode, di una destra immemore del proprio losco passato e delle prerogative dialettiche che invece dovrebbero esserle dentro nel dna. Questi diciasette anni di cultura sopraffatta, di vergogna fisiologica, di furbizia, di arroganza, di protervia, di insulti, di circo per stolti, di ignoranza e di maleducazione.
Tutto questo, insomma, magari dopodomani resterà ancora ben ancorato dentro le nostre mura domestiche. Ma se in quei pochi istanti in cui dalla fierezza di un progetto giovane e sincero scaturirà anche l'ingenua ed entusiasta volontà di urlare parole finalmente nobili, noi dovremo applaudire questi giovani abbandonati, tenerli per mano e magari seguirli nella loro follia. Poi dopodomani dovremo fare qualcosa insieme a loro. Tutti. Nessuno escluso.


ps Incidenti? Non ci saranno.

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