lunedì 6 dicembre 2010

we want sex

Parlare di questo film delizioso proprio nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani fa perlomeno impressione. Il motivo sta proprio nel come il film si pone e nel come tratta un tema così moderno e attuale: i diritti delle donne.
In un paese come il nostro, la questione si dipana in almeno tre direttrici: la prima, questo paese è profondamente e ancora maschilista (e che ce lo venga a dire la Carfagna sa pure di presa per i fondelli), in mano a gerarchie ecclesiastiche e non, che si arrogano il diritto di relegare la donna sotto il doppio ruolo di astuccio sessuale e di madre/cuoca d'ordinanza. A latere, persino nel titolo italiano del film ci siamo lasciati andare ad un ammiccamento idiota e irriguardoso (quello inglese, Made in Dagenham, è più ficcante e pertinente).
Il secondo, questo è un paese omofobico e razzista, in cui nei telegiornali si preme l'acceleratore sulla razza del colpevole e non invece sulla cultura imperante che permette certi crimini (andare in bicicletta in Italia è un terno a lotto; le bambine sono una "proprietà", altroché).
Il terzo, non siamo leggeri, per nulla leggeri. Affrontiamo ogni tema con pedante pesantezza, con saccenza e arroganza, con toni sempre aggressivi e stentorei, privi invece di quella capacità di saper cogliere soluzioni dai problemi. Peccando oltretutto di costante incoerenza, non siamo per nulla capaci di fare un passo indietro, di saper cogliere i frutti buoni e di gettare quindi quelli marci.
We want sex è un film leggero, leggerissimo, ma che insegna molte cose: amor proprio, dignità, eguaglianza, coerenza, tenacia, ordine etico, senso della morale, agire piuttosto che aspettare, pretendere invece di sperare.
We want sex non è niente di speciale, perché i diritti non sono niente di speciale: dovrebbero essere ovvi. Punto e basta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Condivido! Ma forse poi non era così tanto leggero,
Silvia