giovedì 20 gennaio 2011

aridateci il leone codardo

Sotto molti aspetti la mancanza di coraggio è un sentimento stimolante, perché puoi solo aggiungergli qualcosa: meno della mancanza di coraggio c'è solo quella della mancanza di dignità; e l'uomo che ammette di essere pavido, già ha fatto un passo avanti verso il coraggio.
Esistono, poi, moltissimi modi di essere coraggiosi; quelli che più mi piacciono riguardano la quotidianità, dove il coraggio, cioè, non è né spettacolare né palese, semmai frutto di continui sacrifici e di sforzi immani che non potrebbero essere mai descritti correttamente né da una penna né da una ripresa televisiva.
Sicuramente ci sono dei ruoli nella vita che se non hai coraggio, se non sai esprimerlo, se non sai viverlo, se non sai rispettarlo e addirittura insegnarlo, non puoi certo ricoprire quel ruolo.
Ebbene, io credo che Berlusconi il coraggio non l'abbia mai avuto: tutto quello che ha fatto, detto, vissuto, l'ha sempre perseguito con la sicura sicurezza dei soldi e della posizione che glielo permettevano. Da parte sua non c'è mai stato il rischio, ma il mezzuccio, la furbizia, la dissimulazione all'italiana, la cattiveria, la strada oscura e quindi semplice, l'approfittare della mancanza di dignità altrui per farselo servo e quindi schiavo delle sue pochezze.
Un uomo, insomma, che non hai mai compiuto un gesto che fosse uno nella direzione del rischio, vero e genuino. Prima si prepara la strada, e poi fa finta di buttarsi nella mischia.
Altrimenti non agirebbe sempre nei limiti della malafede, nei limiti del rigore, nei limiti dell'onestà... e quasi sempre dall'altra parte di questi limiti.
La domanda, le domande, alla fine sono sempre le stesse: ma davvero noi italiani siamo come lui? Ma davvero ci siamo ridotti a così poco? Ma davvero siamo così incapaci di mandarlo via?
Se, cioè, lui è veramente così poco, una nullità di coraggio ed esemplarità, cosa siamo noi che lo subiamo?

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