domenica 16 gennaio 2011

Italia sì, Italia no

Con la vittoria (risicata) dei "no" si celebra la fine di un modo di essere lavoratori: con un'identità, cioè, con dei diritti nitidi e precisi, con una funzione sociale e aziendale ben precisa.
La sconfitta non riguarda solo i ragazzi della Fiat, ma anche e soprattutto chi doveva rispondere alla globalizzazione mantenendo saldi certi punti inossidabili, e che invece ha pensato solo a sbrodolarsi addosso nel proprio egocentrico personalismo.
No, non sto alludendo a Berlusconi e ai suoi accoliti, ma ai sindacati, a Veltroni, a D'Alema, a Occhetto, a Bersani, a Fassino, a Franceschini, a Rutelli, a tutti coloro i quali dovevano mantenere il giusto equilibrio tra modernismo e proletariato (sempre che la parola "proletariato" significhi ancora qualcosa), e invece non hanno fatto un beneamato nulla. Anzi!
Con la propria inazione, con la propria mancanza di senso del reale, questi politicanti senza pudore hanno contribuito al totale annientamento della dignità umana, alla morte dell'individuo. Purtroppo non pagheranno nulla per questo ignobile delitto, che invece ricadrà sulle spalle dei lavoratori, della gggente comune.
Ci si sente quasi ridicoli a pensare male di loro; ci si sente letteralmente inutili a urlargli contro "vergogna".

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